25 Marzo, capodanno pisano


Capitare a Pisa con la primavera è sempre un bel capitare, perché in questa stagione la città è viva, piena di studenti, di turisti, di persone che iniziano a godere del sole sulle spallette dei lungarni e sull’erba tiepida del Giardino Scotti e di Piazza dei Miracoli. Per chi capita fra il 24 e il 25 marzo, c’è anche un’occasione in più per gustare la vita della città: la celebrazione del capodanno pisano.

Ancora oggi nelle varie parti del mondo l’anno inizia in giorni diversi; l’usanza del capodanno è infatti un segno di individualità culturale a cui non si vuole rinunciare, nonostante i problemi provocati dall’uso di sistemi diversi di conteggio del tempo. Figurarsi nel medioevo, quando l’indipendenza e l’autonomia locale erano spesso valori conquistati e difesi con fatica! Poteva accadere che città vicine scegliessero giorni diversi per far iniziare l’anno, con pervicace e duraturo attaccamento alla propria tradizione. A Pisa, ad esempio, solo nel XVIII secolo c’è stata la definitiva adozione del calendario gregoriano e del capodanno al 1 gennaio; fino ad allora, e a partire dal Duecento, si era scelto di far iniziare l’anno il 25 marzo. Stile dell’incarnazione, si chiamava questo modo di conteggiare gli anni, perché l’inizio dell’anno nuovo veniva fatto coincidere con il momento del concepimento di Gesù, 9 mesi esatti prima di Natale.

Tempi duri, quelli, per i poveri uomini interessati alle date. Pensate che negli stessi anni, ad esempio, a Firenze l’anno iniziava a Natale, in molte città già si era imposto lo stile della circoncisione che fa iniziare l’anno il 1 gennaio, e un povero mercante in giro per la Toscana non sapeva mai come fissare le scadenze. C’era anche il problema, più generale, di tenere il conto dei giorni, cosa non facile in un epoca in cui i mezzi di comunicazione erano scarsi e gli strumenti di conteggio del tempo molto poco diffusi e poco raffinati.

Per ovviare a queste difficoltà, i pisani costruirono dentro al proprio duomo una specie di calendario solare, che indicasse ogni anno con precisione l’arrivo del 25 marzo. Si tratta di una piccola finestra, quasi un foro sul tetto della cappella di san Ranieri; a mezzogiorno esatto, nel giorno del capodanno pisano, un raggio di sole che filtra dall’apertura va a illuminare un punto prestabilito, come segno dell’anno che inizia.

La cerimonia dell’apertura dell’anno, importante quando ancora si usava in città il computo degli anni con lo stile dell’incarnazione, ha perso di interesse con l’unificazione dei capodanni e la diffusione dei calendari. È però tornata in auge negli ultimi tempi, come forma di riscoperta e valorizzazione della tradizione cittadina (e pensate che emozione aver potuto festeggiare il nuovo millennio a Pisa con 250 giorni di anticipo sul resto del mondo!); i pisani hanno ripreso ad affollare la cattedrale il 25 marzo, per aspettare l’arrivo del raggio di sole, e c’è anche chi, la sera del 24, tira tardi sui Lungarni per festeggiare in grande stile la fine d’anno.

Se si ha in programma una visita a Pisa perché non approfittarne? Un’occasione di festa in più (non dimenticate la bottiglia di spumante per far saltare il tappo a mezzanotte!) ma soprattutto una cerimonia antica, dal gusto medievale, nel bel duomo romanico di piazza dei Miracoli.


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Commenti (0) | January 27, 2010

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