La Verna


La VernaLa Verna: “Monte non ha più santo il mondo”

Così recita la scritta che campeggia sulla porta che si apre sul vecchio e ripido percorso che dal fondovalle conduceva al complesso monastico della Verna, nel verde ed impervio Casentino. E che ancora oggi viene percorsa a piedi, non senza fatica, da chi la preferisce alla senz’altro più comoda e sinuosa (ma senz’altro meno suggestiva) strada asfaltata ad uso delle automobili.

Perdendo così anche quel colpo d’occhio bellissimo e struggente, che ti folgora dal vecchio ingresso; quando improvviso ti appare, nella sua totalità, il semplice corpo di edifici fatti di pietra e con i tetti d’ardesia; mentre immediatamente al di sotto si snodano percorsi che si perdono sotto i ciclopici massi che, in precario quanto prodigioso equilibrio, paiono voler cadere da un istante all’altro.

Questo monte selvaggio fu un luogo particolarmente caro a San Francesco d’Assisi che, ricevutolo in dono nel 1213, vi trascorse gran parte degli ultimi anni di vita. Ma quello che si aggira in questi luoghi solitari e suggestivi è un Francesco ormai fortemente segnato nel fisico e nell’animo, un quarantenne quasi cieco nonostante le atroci terapie cui fu sottoposto. E, molto probabilmente, in preda al dubbio. Un percorso di dolore, senz’altro, che ebbe il suo momento più alto e toccante nel settembre 1224 quando, proprio qui, sull’orlo di un balzo vertiginoso, Francesco ricevette nelle sue carni il sigillo delle sofferenze di Cristo, le stimmate, morendo due anni dopo, poco più che quarantenne.

Sono passati quasi otto secoli da allora, un tempo lunghissimo. Ma a chi ancora oggi sale a La Verna, pare che ben poco sia cambiato: lo stesso incanto di un paesaggio che, davvero, avvicina a Dio ed invita al silenzio; la medesima povertà estrema degli edifici, le poche essenziali presenze di pietra e di legno. Così come semplici e poveri sono i sai dei frati che in processione con immutata regolarità percorrono tutte le sere il lungo corridoio affrescato porticato, incuranti della crudezza del clima del luogo per giungere fino alla cappella delle Stimmate. E schiva e delicatissima è la bellezza coinvolgente delle grandi ceramiche invetriate robbiane le cui lucide superfici la luce pare scivolare via delicatamente.

Mentre sul vasto piazzale, dinnanzi a un paesaggio vastissimo che si apre sulle valli e sui monti circostanti ricoperti da immense foreste, compeggia soltanto l’unica scarna ed essenziale presenza, ma come poteva essere altrimenti?, di una grande croce composta da due semplici e nudi legni che si staglia nel cielo e s’infiamma nella luce del tramonto. Sospesi fra un cielo più vicino che mai e la vita che, inesorabilmente ci richiama lontano, nel tumulto e nel rumore di ogni giorno, assaporiamo l’ultimo caldo raggio del sole. Respiriamo a pieni polmoni il messaggio di pace di Francesco, più presente che mai. E non vorremmo, davvero, partire più.

Santuario della Verna

Commenti (0) | January 28, 2010

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