Il Volterraio all’Elba: Il Nido degli Avvoltoi e Custode dell’Isola di Elba


Il Volterraio all’Elba: Il Nido degli Avvoltoi e Custode dell’Isola di ElbaIl suo nome è un mistero. Forse deriva dall’etrusco vul-tur, roccia elevata; oppure dal latino vultur, nido di avvoltoi. Oppure ancora, un modo per indicare la provenienza dell’architetto incaricato dalla repubblica di Pisa, nel 1281, di rafforzare la rocca edificata già due secoli prima, il volterrano Vanni di Gherardo Rau?.

Le origini della fortificazione si perdono, tuttavia, nelle profondità del tempo. In realtà, la costruzione medievale si innestava su un impianto molto precedente. Secondo una leggenda, il primitivo edificio fu voluto dalla mitica regina etrusca Ilva. Ed in effetti, tracce di mura e di vasellame romano, forse addirittura delle statue, vi sono state rinvenute.

Tanta costanza nel tempo, il continuo ricostruire del castello sono dovuti alla formidabile posizione del Volterraio, in cima ad un monte cui si arriva ancor oggi con notevole difficoltà. Un ammasso imponente di pietre, di mura solidissime, dal quale si poteva controllare il traffico delle carovane di muli che trasportavano il materiale ferroso dalle miniere dell’isola al punto di imbarco verso il continente e tenere d’occhio le sorgenti che alimentavano i mulini posti più in basso. Ma soprattutto costituiva un punto d’osservazione formidabile in epoche in cui i mari erano solcati dalle sanguinarie orde di pirati saraceni e dalle navi di ogni sorta di nemici. Tempi in cui le segnalazioni venivano fatte tramite fuochi o, più tardi, da salve di cannone che mettevano immediatamente in guardia le città dell’isola e che venivano in brevissimo tempo percepite tramite un sistema di ripetizione del segnale fino a Piombino, sulla costa Toscana, e da lì fino a Firenze. Le mura del Volterraio rappresentavano un sicuro rifugio, infine, in caso di invasione dei pirati.

Il castello, per quanto imponente fosse, non accolse mai una guarnigione molto numerosa. Un documento del 1575 parla di una dotazione di ottantacinque spingarde, un cannone, ventiquattro moschetti e quattro fucili. Davvero niente di particolarmente imponente. Eppure, a differenza degli altri forti dell’isola, il Volterraio, per quanto ripetutamente assediato, non venne mai espugnato. Grazie anche agli ampliamenti che vi vennero fatti nel ‘400 e nel ‘500, dopo aver respinto un attacco tunisino nel 1402. Resistette così ai turchi sbarcati in massa nel 1544 al comando del terribile Barbarossa. Ed ancora a quello dei saraceni che lo assalirono assieme alle truppe francesi nel 1553 e nel 1554, al tempo delle guerre d’Italia. Con la pace che ne seguì, la fortezza si trovò a segnare il confine fra i possedimenti spagnoli sull’isola e quelli del Granducato di Toscana. Vi furono altri incidenti politici e militari e nel 1688, nel Volterraio vengono realizzati ulteriori ampliamenti, compreso quella della cappella del forte.

Abbiamo detto che la fortezza, unica nell’isola, non venne mai espugnata dagli assalitori, nonostante l’esiguità della guarnigione. Non basta spiegare questo fatto con la posizione formidabile che pare fare tutt’uno con le pareti scoscese della montagna. In realtà, il complesso è un piccolo capolavoro di architettura militare, per realizzare il quale sono stati utilizzati i più svariati accorgimenti. Ad esempio, l’osservatore attento noterà che i merli sono più piccoli del normale. Si tratta di un trucco che fa sì che da lontano il castello appaia più grande di quanto sia in realtà. Il maschio, la torre principale, non ha scale interne ed era accessibile soltanto dai camminamenti sulle mura così che fosse più facilmente difendibile se il nemico riusciva ad entrare nel cortile; per giunta era costruita nel punto più alto. La porta di accesso alla fortezza era invece situata nel punto più basso e per entrare vi era un percorso chiuso e obbligato: gli assalitori erano quindi costretti a salire sotto un tiro incrociato che proveniva da più parti, frontale dal bastione centrale, laterale dalle feritoie nel muro e superiore dalle scale. Un fuoco incrociato che era possibile da ogni angolo del castello. E poi, sotterranei che collegavano le artiglierie, gallerie contromina per intercettare eventuali incursioni sotterranee e così via. Una postazione formidabile, avvinghiata alla roccia e assolutamente imprendibile.

Eppure, ciò che non poterono fare le guerre, lo fece la pace. Col tempo scomparvero i terribili turchi, vennero meno i francesi, gli spagnoli e i teatri dei combattimenti europei si allontanarono dall’isola d’Elba. La decadenza del castello del Volterraio fu la conseguenza della politica intelligente di un sovrano illuminato, il granduca di Toscana Leopoldo II. Erano gli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna del 1815 che aveva ridisegnato gli equilibri del nuovo continente. Napoleone, il grande imperatore aveva già lasciato il suo dorato esilio proprio all’Elba, per andare incontro alla sua ultima, definitiva sconfitta. Leopoldo aveva ben compreso che nel nuovo contesto politico e strategico, la Toscana non poteva giocare alcun ruolo militare. Meglio quindi diminuire le spese per le armi e destinare altrove le risorse così risparmiate. E ribadire la perenne neutralità del Granducato già proclamata dal suo predecessore Pietro Leopoldo nel 1778.

Fu così che il Volterraio venne definitivamente abbandonato, dopo aver subito l’unico assalto devastante della sua storia, nel 1798, ad opera degli abitanti dell’isola, insorti, assieme alle truppe napoleoniche. Da allora in poi, il tempo ha operato senza pietà ed il Volterraio è ormai un gigante in rovina, con le mura ricoperte di erbe e licheni che lo fanno sempre più assomigliare ad una propaggine della montagna. Eppure incute ancora un certo timore a chi sale quassù. Solo in questo modo possiamo renderci conto della formidabile posizione di questo nido di avvoltoi, con lo sguardo che abbraccia una porzione di mondo e di mare che pare non avere fine. Gli unici rumori sono quelli del vento e degli uccelli che ricamano l’aria con le traiettorie dei loro voli. Ma è meglio scendere a valle prima del tramonto. E non solo per il timore di cascare e di farsi del male. Ma perchè è allora che si ode il lamento straziante dei tanti fantasmi del Volterraio. Quelli dei cristiani fatti bollire vivi dai saraceni sotto lo sguardo inorridito dei difensori del castello. E quelli dei soldati del Barbarossa fatti morire di fame nelle segrete.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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