Strozzavolpe: un castello, mille fantasmi e un tesoro


Chi ha detto che le ghost-stories sono appannaggio esclusivo dei territori d’oltre Manica? Può apparire strano, ma, adagiati sulle dolci e rassicuranti colline toscane, coperte da un verde manto di viti ed olivi, vi sono luoghi tali da far arrossire d’invida qualsiasi maniero che si specchia, ben più inquietamente sulle nebbiose e gelide acque di qualche loch scozzese.

Tale è il caso, solo per citare un edificio particolarmente significativo, del castello di Strozzavolpe, appena fuori Poggibonsi, una costruzione compatta ed arcigna che domina orgogliosamente la vallata. Un complesso che tradisce la sua vetusta antichità, un luogo carico di un’infinità di fosche leggende.

Lasciamo stare, per un momento, il lungo cunicolo di gallerie che fanno immancabilmente parte della dotazione di ogni castello che si rispetti. Ma che qui, a differenza di tanti altri casi, pare esista davvero, creato per volere di Guido Guerra, figlio adottivo della famosa Matilde di Canossa, contessa di Toscana, nel lontano sec. XI e che collegherebbe il maniero di Strozzavolpe addirittura con il bastione di Poggio Imperiale, posto sul versante opposto della valle.

Parliamo, invece degli innumerevoli fantasmi che, a quanto si narra, abitano, con un sovraffollamento assolutamente inusuale, queste mura millenarie. A partire dallo spirito di un animale. Ma non di un animale qualunque. Quello che si aggira nei boschi che circondano il castello nelle notti di luna piena è lo spetto della volpe che, secondo la tradizione, avrebbe dato il nome all’edificio. Si racconta che, quando un nobiluomo (che la leggenda identifica con Bonifacio, marchese di Toscana) si accinse ad edificare la fortezza, ebbe la sgradita sorpresa di trovarsi di fronte l’opposizione di una grossa e malefica volpe, talmente feroce da riuscire a mettere in fuga, non solo i muratori, ma persino i suoi cavalieri, armati di tutto punto. Fu l’inizio di una lunga e faticosa lotta che durò fino a quando lo stesso Bonifacio, con l’inganno riuscì ad uccidere l’animale stregato con un laccio (e strozzando letteralmente la volpe).

Ad onor del vero, sono state avanzate diverse ipotesi molto meno cruente e fantastiche per giustificare l’inusuale nome di Strozzavolpe attribuito all’edificio.

Ma, tornando al nostro nobile Bonifacio, dovette rimanerci davvero molto male quando, dopo aver speso tanto sudore, l’immancabile mago guastafeste, gli predisse che il castello, tanto tenacemente voluto, sarebbe durato quanto il corpo della volpe uccisa. Poteva arrendersi all’evidenza, l’aspirante padron di casa? No, davvero. Noblesse oblige! Ed eccolo allora escogitare un espediente efficace, per quanto dispendioso: riempì il corpo della bestia di oro fuso e, quando il tutto fu ben raffreddato e solidificato, lo murò nelle fondamenta del castello. Con in più il vantaggio di guadagnarsi un guardiano particolarmente efficace del maniero. Si racconta che, secoli dopo, un operaio casualmente ritrovò le spoglie dorate della volpe. Ma, immediatamente, l’uomo venne rudemente malmenato da tre spettri dall’aspetto di antichi cavalieri che provvidero immediatamente a seppellire l’animale in un altro luogo ben celato del castello.

La volpe che durante le notti di luna piena abbandona il suo nascondiglio e si mette a girovagare per i boschi del circondario ed i suoi tre custodi armati non sono gli unici spettri che hanno scelto come loro dimora il castello di Strozzavolpe.

Celebre è il fantasma che sospira tristemente soprattutto nella cosiddetta “camera rossa”. Pare si tratti dello spirito triste della giovanissima e bella Cassandra Franceschi, la quale venne sorpresa dal marito, ser Giannozzo da Cepparello, in compagnia di un avvenente paggio in atteggiamenti che definiremmo inequivocabili sul letto situato proprio di questa stanza.

Erano altri tempi; ed i parlamenti nazionali non avevano ancora legiferato in tema di divorzio. L’offeso consorte non trovò allora di meglio che murare vivi i due amanti in una stanza del castello, facendoli crudelmente morire di fame. Non mancandogli, tuttavia, un certo qual senso dell’umorismo, si mise a banchettare allegramente e rumorosamente nella sala attigua fino a quando ritenne che la sua vendetta fosse compiuta. Per ironia della sorte, la stanza nella quale Cassandra ed il suo amato morirono di stenti, è stata successivamente trasformata in cucina. Si tratta forse solo di una leggenda, ma è pur tuttavia vero che, di tanto in tanto, in occasione di lavori, le segrete dei castelli restituiscono lo scheletro di qualche giovane donna.

Tornando al nostro castello di Strozzavolpe, altri spiriti (e ben più rumorosi della povera Cassandra) popolerebbero quella parte del complesso che è nota come “casa delle monache e dei frati”, perchè anticamente vi venivano ospitati i religiosi di passaggio, con il tradizionale corredo di rumore di catene trascinate, colpi violenti sui muri, porte e finestre che sbattono, e così via.

Il maniero vanta, infine, un altro record. Stando alle voci e alle leggende, ogni castello della Penisola, per quanto diroccato, conserverebbe un favoloso tesoro, spesso custodito da feroci fantasmi e che può essere ritrovato soltanto a prezzo di un non comune coraggio e dopo aver superato prove estremamente ardue. Ma forse, a Strozzavolpe, qualcuno ha davvero fatto questa scoperta. Siamo nel non troppo lontano 1870, anno di sconvolgimenti in Italia ed in Europa. Alcuni operai lavorano al restauro della cinta muraria esterna. Una mattina uno dei lavoranti non si presenta al lavoro. Contemporaneamente si scopre che uno dei merli ai quali egli lavorava è stato stranamente murato di fresco. Al suo interno si rinviene un orcio di terracotta vuoto ed una pergamena antica che accenna ad un tesoro. E dell’operaio e della sua famiglia, partiti, si scoprì, in tutta fretta, non si seppe più nulla. Un altro mistero di questo incredibile castello. Ma stavolta, crediamo, a lieto fine.


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Commenti (0) | January 29, 2010

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