Villa Reale di Marlia: Quando i Re Abitavano a Capannori


Siamo nel comune di Capannori, nei pressi di Lucca. Un territorio che è disseminato di splendide ville circondate da parchi che sono fra i più splendidi dell’intera Toscana. Fra tanto fascino e bellezza merita una citazione particolare quello di Marlia o, meglio, della Villa Reale di Marlia, perchè fu la residenza di Elisa Bacocchi Bonaparte, sorella del più celebre Napoleone e regina d’Etruria, e di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

Un insieme, addirittura di ben tre giardini, formatisi in epoche diverse. Uno barocco, perfettamente conservato, uno di impronta romantico ed uno, decò, più contenuto nelle dimensioni, realizzato negli anni Venti del Novecento sul modello dei giardini islamici. Tre: un numero che si ripete anche nelle costruzioni più importanti: Villa Buonvisi Orsetti, la settecentesca palazzina dell’Orologio, la villa del Vescovo, di origini cinquecentesche.

Le prime notizie della villa risalgono al sec. XVI quando venne acquistata dai Buonvisi. Nel 1651, l’intera proprietà passò alla famiglia Orsetti che trasformò il grande giardino in chiave barocca, mentre la villa venne battezzata Marly in onore di un analogo edificio nei pressi di Parigi. Successivamente, Elisa Baiocchi Bonaparte, acquistò una porzione di terreno di proprietà vescovile, facendola diventare un bellissimo parco secondo la moda romantica dell’epoca. Passarono gli anni e tutto il complesso passò ai Borbone, al Granducato di Toscana, al Demanio, ai Borbone di Capua ed infine ai Pecci-Blunt che ne sono gli attuali proprietari.

Il grande parco, vasto ben diciannove ettari, è uno scrigno di meraviglie, dove angoli incantati appaiono all’improvviso nel mezzo di una natura lussureggiante. Il giardino barocco, come abbiamo detto, non ha avuto particolari modifiche nel corso dei secoli. Il visitatore può ancora immergersi nelle atmosfere dei parchi delle ricche famiglie aristocratiche di un tempo, con il grande prato che precede la villa costeggiato dalle alte siepi di alloro e di lecci che paiono disegnare labirinti intricati e che si aprono all’improvviso rivelando qualcosa di inaspettato. Come il Giardino dei limoni, diviso in quattro grandi aiuole rettangolari dove i grandi vasi che contengono gli agrumi, secondo la tradizione toscana, sono affiancati dalle magnolie. Accanto, la grande e spettacolare peschiera, abitata da candidi cigni e abbellita dalle statue dell’Arno e del Serchio e, in una nicchia nel fondo, il gruppo in pietra di Leda e il Cigno.

Molto particolare, solo poco oltre, il cosiddetto Teatro di Verzura, realizzato nel 1652. Si tratta di un vero e proprio spazio teatrale, con tanto di palco, di spazio per i visitatori, di quinte alte cinque metri e mezzo e abbellite da statue di maschere della commedia dell’arte italiana; di buca del suggeritore, e spazio per l’orchestra; il tutto realizzato però utilizzando esclusivamente siepi di tasso e bosso!

Da vedere è senz’altro il Teatro d’acqua, dall’altra parte rispetto all’elegante palazzina dell’Orologio. Una scenografia barocca di sicuro effetto, con la grande vasca semicircolare riccamente decorata da vasi, mascheroni, statue di divinità greche che si stagliano nettamente nel verde intenso dell’alta siepe dello sfondo.

La parte più bassa del giardino, ma più vasta, risente dell’impronta romantica ed ottocentesca voluta da Elisa Baciocchi. Alcuni elementi di gusto barocco rimangono nelle aree adiacenti la Villa del Vescovo, con le sue nicchie e statue. Qui si trova ancora la piccola chiesa e il bel ninfeo, detto anche grotta di Pan: un grazioso edificio costituito da un ambiente ottagonale con fontane dedicate a divinità marine e preceduto da un atrio; entrambi riccamente decorati ma che danno l’impressione di immergersi in una grotta dal sapore magico e misterioso. A pochi passi dal ninfeo si trova un curioso giardino realizzato negli anni Venti del Novecento da Jacques Gréber e ispirato ai giardini d’acqua musulmani. Si tratta di uno spazio non molto grande, ma di sicuro effetto, con una grande vasca centrale circondata da canali e da spazi erbosi, su cui si innestano aiuole di fiori dai colori estremamente vivaci.

Tutto il parco è un susseguirsi di prati e boschetti, con angolazioni sempre nuove, magari interrotti dal mormorio di qualche ruscello. Fino a giungere, nella parte più bassa all’area dove è stato ricavato un grande lago. Da qui si può godere della vista migliore con il corridoio di prati, fra il verde degli alberi, che sale su fino alla grande villa sullo sfondo. Davvero emozionante in ogni momento dell’anno. Ma che spettacolo dev’essere in autunno quando le querce si infiammano e i faggi, i lecci, i tigli, gli aceri, i platani, i gingko, i pini, gli ippocastani si offrono in una tavolozza di colori davvero unica ed indimenticabile. Fra lo sguardo divertito dei daini e dei caprioli.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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