Gaggio in Lunigiana: la Madonna, un castagno, una nevicata d’agosto


La Lunigiana è una terra abitata da folletti, fate benevole e streghe inquietanti che si danno appuntamento nel fitto dei boschi per i loro convegni. Ma anche di popolazioni antiche e misteriose delle quali non si sa quasi nulla. Come quei Liguri-Apuani cui appartengono quelle enigmatiche e mute statue-stele che la terra partorisce ogni tanto per caso e che ancor oggi non hanno ricevuto una spiegazione soddisfacente.
Una terra di foreste, quindi, e di culti legati agli alberi talmente antichi che se ne è perso anche il senso od il ricordo. È quindi solo un caso se il culto di una delle Madonne più celebri della vallata sia legata strettamente a quella di un castagno?

Siamo sul finire del sec. XV, nell’attuale territorio del comune di Podenzana. Un boscaiolo si accingeva ad abbattere un imponente e vecchio albero di castagno per farsi una provvista di legno per il lungo inverno che da queste parti è particolarmente rigido. La leggenda ce ne tramanda il nome, Moro, lo stesso che si dava all’epoca ai musulmani. In ogni caso, si trattava di un uomo giovane d’età, ma miscredente ed amante del vino. E che, in quel giorno aveva avuto la sfortuna di aver trovato un legno talmente duro da resistere alla sua scure con particolare tenacia. Il boscaiolo, preso dall’ira, lanciò una serie di irripetibili bestemmie alla volta del cielo e riprovò con rabbia. Grande fu la sua meraviglia quando, colpendo un’altra volta il tronco, ne vide uscire un fiotto di sangue e udì chiaramente le parole: “Mi fai male! Smettila! Mi fai piangere!..”

Non fece in tempo a riprendersi dalla sorpresa, quando vide chiaramente apparire, fra i rami la figura della Santa Vergine con il Bambino. Allora, in preda al terrore, il grande e grosso boscaiolo, fuggì via a gambe levate verso il vicino villaggio di Gaggio. Qui nessuno voleva credere al racconto dello spaventatissimo boscaiolo e qualcuno, di sicuro, dette la colpa di tutto all’effetto di qualche bicchiere di troppo che aveva bevuto.

Ciò nonostante, gli abitanti del paese, forse soltanto per farsi una risata in più, decisero di raggiungere l’indomani mattina il luogo dove il boscaiolo riferiva di aver assistito all’evento prodigioso. Ma i loro risolini divertiti si trasformarono in gridi di sorpresa quando giunsero a destinazione: nonostante si fosse in un’afosa giornata di agosto, il terreno attorno al castagno era ricoperto da un candido e spesso manto di neve.

Da allora, l’albero prodigioso fu il centro di pellegrinaggi da tutta la Lunigiana e non solo. E molti furono gli eventi miracolosi, le guarigioni che vi ebbero luogo. Venne così deciso di edificare una cappella che, alla fine del ‘500 venne trasformata in un santuario. Distrutto da un incendio nel 1615, venne ricostruito e ampliato nelle forme attuali. Al suo arredo, fatto di opere d’arte, marmi preziosi, altari in pietra concorsero i Malaspina, i signori di questa terra. E molti sono gli ex voto per grazie ricevuti lasciati spontaneamente dai fedeli.

A ricordo dell’evento, ogni 5 agosto, schiere di pellegrini salgono fino al santuario, noto come della “Madonna della Neve” tramite la strada che ha sostituito l’antica mulattiera che fino a pochi decenni fa era l’unico modo di raggiungere l’edificio sacro. Ciò anche in ottemperanza all’indulgenza plenaria concessa da papa Pio VII nel 1819 a chi partecipasse ai riti religiosi di questo giorno e della seconda domenica di Quaresima. Salire in automobile fino al santuario, toglie senz’altro molto al fascino del pellegrinaggio di un tempo. In ogni caso, il luogo di Gaggio, sul quale sorge il santuario è uno dei più splendidi della Lunigiana, immerso nel folto di una splendida foresta e con una vista davvero mozzafiato sulla Val di Magra.

Un luogo di incontro fra l’uomo e Dio, davvero ideale, quindi. Uno di quei siti nei quali ti senti davvero in armonia con il creato e più vicino al Creatore. E così, probabilmente è stato fin dalla più remota antichità, da tempi in cui gli alberi erano adorati e al posto della Madonna, ben altre divinità apparivano fra le chiome delle piante. Lo stesso nome di Gaggio, pare derivi dal longobardo “ga haga”.

Ma il castagno miracoloso, che fine ha fatto? Si affermava che il sacro legno fosse stato incorporato nell’altare della chiesa, ma fino ai primi del ‘900, se ne erano perse le tracce. In quegli anni si decise di aprire delle brecce e di verificare se si trattava di una semplice leggenda, oppure se quanto si diceva corrispondeva al vero. Ed in effetti, si trovò il tronco dell’albero, ben murato. Oggi, esso è visibile ai fedeli, ben protetto da un vetro per mettere fine all’asportazione di pezzi di legno da utilizzare come reliquie.

Ormai non si vedono più i pellegrini che salivano fin quassù camminando sulle ginocchia, o portando enormi pesi sulle spalle per penitenza o per chiedere qualche grazia. Ma il fascino di una fede senza tempo è rimasto intatto, come quell’enigmatico tronco di castagno incastonato, come un oggetto prezioso, nell’altare.


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Commenti (0) | February 5, 2010

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