Un… longevo Signore


David  di Michelangelo“E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o ne gli altri da qualsivoglia artefice.”

Con queste parole Giorgio Vasari descrive nelle sue Vitae una delle opere più famose al mondo per la sua grazia e bellezza, per l’eleganza e la fedeltà nello studio e nella rappresentazione dell’anatomia umana e della sua espressività. E’ la massima personificazione di ciò che rappresenta, un guerriero eroe che si sveste dei panni biblici da sempre indossati per divenire l’emblema dell’uomo coraggioso, pronto a difendere a qualsiasi costo i suoi diritti e le sue ideologie contro il potere dispotico e tirannico che allora minacciava di prender possesso della società.

Non so se questa breve premessa vi possa esser stata di aiuto per capire di chi vi sto parlando…ma se non avete mai avuto il piacere di fare la sua conoscenza, beh il mio consiglio è che almeno una volta nella vita merita persino fare delle lunghe code in attesa di essere ricevuti… Ma tranquilli, il tempo per lui non passa inesorabile, o quanto meno non lo invecchia e non lo segna indelebilmente; potrete conoscerlo così come lo hanno conosciuto tutti da sempre, o almeno da cinque secoli a questa parte, immortalato in quell’istante eterno che manifesta l’espressività della sua concentrazione, l’attimo prima della resa dei conti…

E chi se non il David di Michelangelo poteva meritare una tale premessa? Non ho la pretesa di parlarvi di una scultura di tale rilevanza storico-artistica, ma questo mese vorrei semplicemente raccontarvi un paio di aneddoti sulla nascita di questa scultura, anche se forse molti di voi ne hanno già sentito parlare.

In effetti, la nascita del David è piuttosto bizzarra, ma se si pensa che abbiamo a che fare con un genio dello scalpello come Michelangelo, tutto diventa più chiaro e assume una sua logica.

Si racconta che il pezzo di marmo da cui fu ricavato fosse un blocco gigantesco estratto da Carrara, il quale però non fu in precedenza scelto accuratamente da chi si occupò di tal mestiere. Michelangelo, che si trovava a Roma in quel periodo (dopo la morte di Lorenzo il Magnifico), fu richiamato a Firenze e ingaggiato dall’Opera del Duomo di realizzare una statua che, originariamente, doveva occupare uno dei contrafforti esterni dell’abside di Santa Maria del Fiore. Quel blocco, che diede vita dopo circa 3 anni al cosiddetto Gigante, giaceva già da molto tempo presso l’Opera, abbandonato a se stesso e al suo triste destino. La scarsa qualità del materiale, caratterizzato dall’elevata presenza dei cosiddetti taroli (piccoli fori, in seguito stuccati da Michelangelo), e le gigantesche dimensioni costrinsero altri prima del genio ad abbandonare l’impresa.

Agostino di Duccio e Antonio Rossellino cominciarono, infatti, a scolpire il blocco, ma prevedendo il progetto iniziale una base più stretta rispetto all’apice (che poggiasse direttamente sulle gambe della figura, anzichè su un piano largo che fungesse da base come d’abitudine), si videro costretti a rinunciare all’impresa arrivati proprio a realizzare la parte inferiore.

Quando il blocco di marmo passò nelle mani di Michelangelo, non soltanto presentava quei difetti di natura di cui vi ho accennato, ma era già stato anche in parte abbozzato, sciupato dai colpi di scalpello dei suoi predecessori. Ma se di Michelangelo fu detto che era un genio, un motivo ci dovrà pur esser stato! Ovviamente non si scoraggiò alla vista del blocco, nè pretese di averne uno nuovo: cominciò, così come era far suo, a sgrossare il marmo, perchè lui altro non faceva che liberare le figure dalla materia, aiutarle a venir fuori da ciò che le intrappolava in una massa informe. Il risultato? Una scultura imponente, raffigurante un eroe biblico che rivestiva, però, i panni di un guerriero coraggioso e si imponeva con la sua nudità, scolpita con agghiacciante verosimigianza anatomica, alla difesa dei valori repubblicani. Un rimedio, dunque, agli errori commessi da altri in precedenza, che assunse un significato politico e sociale mai conosciuto prima dai cittadini di Firenze.

Oggi il David riposa nella Galleria dell’Accademia, pronto a raccontare la sua storia ai migliaia di visitatori che ogni giorno invadono la sua sala in attesa di incontrarlo… E chissà quali altri segreti avrà da svelare, magari proprio sul suo creatore la cui vita, è ben noto, fu lunga ma tutt’altro che noiosa!

Arrivederci al prossimo mese


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Commenti (0) | April 15, 2010

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