La Toscana e l’artigianato – parte II


“Andare a bottega” era quindi il modo più veloce per imparare il mestiere, anche se a volte la leggenda ci fa conoscere delle eccezioni… Fu infatti Michelangelo Buonarroti ad affermare di non aver mai avuto maestri e di aver appreso l’arte di lavorare il marmo succhiando il latte della balia, figlia di scalpellini.

Tuttavia ad un certo punto, quando le cose dovevano prendere una piega più “produttiva”, ci fu bisogno di fondare delle vere e proprie scuole. A Firenze fu il Granduca Leopoldo II di Lorena a fondare la più efficiente scuola dell’artigianato che vi fosse in Italia e si racconta che il Granduca stesso andasse di nascosto in una bottega del centro ad intarsiare con gran maestria tavoli e mobili.

A rendere l’artigianato in Toscana non solo una esclusiva maschile, fu invece un altro Lorena, il Granduca Pietro Leopoldo, che nel Settecento decise di trasformare i conventi femminili in educandati, dove si insegnavano arti e mestieri. Basti pensare che fino allora anche l’arte del ricamo, a parte le suore che lavoravano nel chiuso dei conventi, era in mano agli uomini. Da allora in poi non ci fu scuola femminile in Toscana dove, oltre che a leggere e a scrivere, non si imparasse a tessere e ricamare.

I famosi ricami fiorentini erano tuttavia prodotti nella vicina Pistoia, la cui vocazione per questo tipo di artigianato risale a molto tempo fa, addirittura al Medioevo, quando si ricamava per gli ambienti ecclesiali e per quelli nobiliari. Tanto erano ingenti gli affari che si facevano col ricamo, che si cercò pure di mettere un freno allo sfarzo con una legge del 1332, che cercava di impedire la diffusione del lusso sfrenato.

Con un balzo verso tempi più moderni, bisogna dire che la biancheria di Pistoia ebbe il suo maggior successo nella Belle èpoque, quando era esportata fino in Francia. La sua diffusione fu il frutto di un vero e proprio passaparola, nato sulle spiagge della Versilia, dove i venditori, con la merce sulle spalle, facevano conoscere alla borghesia del tempo i loro preziosi prodotti.

Soffermandoci ancora a parlare di merletti, oltre a quelli di Pistoia sono famosi quelli di Sansepolcro e di Tavarnelle. I merletti di Tavarnelle si dice risalgano alla tradizione veneziana. Ogni donna imparava quest’arte da piccola dalla madre, in una catena di eredità che, tra cronaca e mito individua il primo anello della catena in una suora che avrebbe importato dalla città lagunare questa pratica artigianale. Anche i merletti di Sansepolcro vantano una storia simile. Si imparentano però con le Fiandre, altro luogo famoso per lo stesso tipo di artigianato.

In Toscana dunque l’antica arte del filo è ancora viva, e questo grazie all’operosità delle aziende (basti pensare che nella provincia di Pistoia sono attive più di 200 ditte di ricami e biancheria per la casa), buona parte delle quali è costituita da imprese artigiane che si basano sull’esperienza dei suoi addetti, a ribadire il fatto che l’arte del ricamo ha saputo rimanere in contatto con le proprie radici, fatte di persone pazienti, dalla straordinaria manualità.


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Commenti (0) | January 29, 2010

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