Gli antichi mestieri di Toscana: lo scalpellino


BocciardaBentornati cari lettori,
il nostro viaggio itinerante attraverso i mille volti delle Toscana questo mese ci porterà a fare un tuffo nel passato e a scoprire, o riscoprire, gli antichi mestieri di una volta.
Vi capita mai di fermarvi a pensare a quanto diverso fosse quando ancora non esistevano tutti i mezzi tecnologici che abbiamo oggi e che coprono la quasi totalità dei processi di produzione degli oggetti che ci circondano? Eppure in passato siamo stati capaci di grandi opere, da quelle di realizzazione urbana, a quelle architettoniche, a quelle di bonifica del territorio solo per citarne alcune, senza tralasciare lo sviluppo nella ricerca che ci ha condotto fino ai nostri giorni, dove per scrivere non usiamo più penna e calamaio, ma un computer.

Con l’introduzione di nuove tecnologie e nuovi materiali, abbiamo volontariamente messo da parte un pezzo della nostra storia, una parte di quel graduale e necessario processo che ci ha condotto fino ai nostri giorni, all’attualità che viviamo e che tocchiamo con mano, ma che non sarebbe stata possibile senza quello che ci ha preceduto. Senza patrimonio culturale, l’uomo non avrebbe una propria identità. Salvaguardare le proprie tradizioni e cultura, significa non far cadere nell’oblio eterno una parte della nostra identità. Ecco perché la Regione Toscana ha istituito una legge (legge regionale n.15 del 5 Marzo 1997) che ha lo scopo di salvaguardare, proteggere e regolamentare tutte quelle attività produttive, agricole e rurali che svolgono un ruolo di particolare interesse (sia esso storico, culturale, demografico, ecc) e che oggi sono in via di estinzione.
Questo per far sì che le giovani generazioni di oggi e di domani possano raccontare ai propri figli come si impagliano le seggiole su cui usano sedersi e le ceste dove raccolgono i giocattoli, come si distinguono le piante e le erbe commestibili o medicinali che comunemente troviamo nei prati da quelle che assolutamente non devono essere toccate. Queste, come tante altre attività, devono essere tramandate affinché anche domani si possa esser coscienti della loro importanza e del ruolo che hanno giocato nel corso della storia.

Nei nostri appuntamenti precedenti, abbiamo parlato di Michelangelo, lo scultore per eccellenza del Rinascimento toscano. Chi di voi ha letto la puntata di marzo, si ricorderà sicuramente che il piccolo Buonarroti, all’età di 6 anni, fu affidato alle cure di una balia di Settignano, noto paese di scalpellini e cavatori di pietra serena da cui, a detta sua, apprese l’arte di scolpire succhiando il latte. Così come Settignano, frazione del comune di Firenze che, non a caso, fu la città natale di diversi scultori del XV secolo, altre note località limitrofe furono, e tuttora sono, sede di cave di pietra serena. Fiesole, Carmignano (e il monte Albano), Lastra a Signa e Impruneta solo per citarne alcune, ma non solo:  anche all’Abetone, sul monte Cetona e nella zona del Chianti possiamo trovare cave di pietra serena, anche se oggi è Fiorenzuola la località dove si concentra la maggior parte delle attività legate a questo tipo di pietra.
Secoli addietro, l’attività di estrazione e lavorazione della pietra serena era di fondamentale importanza, dato che veniva largamente utilizzata nei piccoli e grandi lavori di architettura urbana e nella produzione di manufatti. Se pensiamo, infatti, che alcuni tra gli esempi più significativi dell’architettura rinascimentale (come gli Uffizi, l’Ospedale degli Innocenti, la Basilica di Santo Spirito e la chiesa di San Lorenzo) sono stati realizzati con questo tipo di materiale, ci risulta sicuramente più facile comprendere l’importanza che l’estrazione e la lavorazione della pietra assumeva presso la cultura locale. Lo sviluppo dell’edilizia urbana, l’intensificazione dei lavori per la riorganizzazione delle città, i progetti di ampliamento del territorio che, dalla fine del Medioevo per qualche secolo in avanti caratterizzarono la rinascita delle popolazioni e delle culture, soprattutto in Toscana (la culla del Rinascimento), intensificarono le attività legate all’estrazione e alla lavorazione di questa materia prima. Si venne a creare, così, uno stile di vita ed una gerarchia sociale che scandivano le attività quotidiane di chi si occupava di tal mestiere. Dall’alba al tramonto le mani dei cavatori e degli scalpellini estraevano e lavoravano la pietra con quegli strumenti che essi stessi provvedevano a realizzare con una forgia ubicata direttamente in cava.
E dato che tutto ha un inizio, quelle mani ne sono il simbolo, e ci rammentano che è dalle piccole cose che nascono le cose grandi.  Ecco perché dovremmo sentirci orgogliosi di ricordare coloro che hanno contribuito a costruire il nostro presente pietra su pietra, ecco perché abbiamo l’obbligo di tramandare questo antico sapere.

Commenti (0) | May 13, 2010

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