Maggio e Maggiolate


Maggio è un mese importante per la Toscana e non è un caso che uno degli appuntamenti più prestigiosi di Firenze, il Maggio Musicale Fiorentino, si tenga proprio in questo periodo. Le radici storiche dei festeggiamenti del maggio affondano in secoli lontani, quando si celebravano feste pagane per l’arrivo della primavera.

Ben venga maggio
E ‘l gonfalone selvaggio!
Ben venga primavera
Che vuol l’uom s’innamori

Così il poeta quattrocentesco Agnolo Poliziano, nell’agile canto “Ben venga maggio”, acclamava l’arrivo della primavera e sulle note gioiose di questa canzone vorremmo raccontarvi cosa è il maggio da queste parti. In passato le celebrazioni del maggio iniziavano il 30 aprile con la sospensione delle attività lavorative, le vie delle città erano invase con canti, balli e allegri banchetti. Seguiva quindi la festa del calendimaggio, il primo giorno di maggio (calende di maggio), anche se i festeggiamenti proseguivano per tutto il mese.

L’etimologia della parola Maggio deriva da un’antica divinità laziale, Maja, madre di Ermes. Questa dea della fertilità agreste nel Medioevo subì l’influsso delle popolazioni nordiche che introdussero nella festa l’albero, simbolo di rigenerazione e di forza, che ancora oggi compare in tutte le manifestazioni dove si celebra la ricorrenza.

Le comitive dei “cantamaggio” e dei “maggiaioli”, che cantavano le maggiolate e le serenate erano precedute infatti da un giovane che portava il “majo”, un ramo fiorito e infiocchettato che rappresentava la primavera.

Al maggio lirico (cantato) si affiancava il maggio drammatico, con varie rappresentazioni teatrali di argomento, romanzesco, storico e classico. Qualcosa di tutto questo è rimasto nelle campagne, dove ancora oggi si è conservato, seppur a fatica, l’usanza di celebrare l’arrivo della primavera (in Mugello e Maremma soprattutto). Qui gruppi di giovani e di fanciulle fra la notte del 30 aprile e il primo di maggio, si recano di casa in casa, nelle aie dei contadini accompagnandosi con suoni e canti per annunciare la bella stagione. La squadra dei Maggerini, o Maggiaioli, si compone di un poeta, un alberaio, un corbellaio, un suonatore (generalmente di fisarmonica).

Il poeta è il capo indiscusso della squadra, colui che ha il compito di improvvisare in ottava rima; l’alberaio porta l’albero di alloro, addobbato a festa per l’occasione, simbolo di abbondanza e buon auspicio per tutti i contadini. Il corbellaio è il più sfacciato del gruppo: è lui infatti a chiedere di riempire il suo corbello, un cesto di vimini che porta con sé. Con i doni raccolti viene organizzata poi una festa collettiva dove intervengono tutti i maggiaioli ma anche chi ha portato doni e desidera partecipare.

Il Calendimaggio dunque è una classica festa apotropaica: serve per togliersi di dosso il ricordo del freddo inverno che ci portiamo sulle spalle e per lasciare spazio alle giornate soleggiate primaverili. È la festa di tutto ciò che rende lieto l’animo dell’uomo: canto, gioco, danza, amore, mensa, spettacolo ed è sempre stata l’occasione per stare insieme e corteggiarsi, tanto che fu proprio nel Calendimaggio del 1274 che il poeta fiorentino Dante, allora un bambino di nove anni, incontrò per la prima volta Beatrice, figlia del ricco Folco Portinari, il quale aveva invitato i vicini a festeggiare il maggio a casa sua, tra cui anche l’Alighieri, che dunque elesse la giovane ragazza a sua musa per tutta la vita.


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Commenti (0) | January 27, 2010

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