Bagni San Filippo: La Favola dell’Acqua


Bagni San Filippo: La Favola dell’AcquaUna terra straordinaria, la Toscana! Un universo che non smette mai di sorprenderti, quasi compiacendosi di quel gridolino di meraviglia che ti sfugge inevitabilmente ad ogni nuova, inaspettata, scoperta. E non occorre davvero tuffarsi nei tesori di città d’arte come Firenze, Siena, Lucca, solo per citarne qualcuna. Basta, invece, allontanarsi solo di poco dalle vie più trafficate. Magari inoltrarsi per poche centinaia di metri nel bosco che circonda un pittoresco gruppo di case, isolatissimo, nella Toscana meridionale, per ritrovarsi, non si sa come, nel mezzo di un paesaggio da fiaba. E ti pare di trovarti nel bel mezzo di una scenografia cinematografica dimenticata in quel posto appartato da una troupe troppo distratta e frettolosa.

Ti stropicci gli occhi, quasi per risvegliarti da quel segno magnifico e candido. Ma la visione rimane lì dinnanzi, convincendoti finalmente della sua realtà. Ti metti, allora, ad osservare quelle candide cascate, apparentemente di ghiaccio, ma che brillano cristalline nella luce del poco sole che filtra fra le chiome degli alberi; e le stalattiti e le stalagmiti alte e compatte che scendono maestose non dal buio di una fredda grotta, ma sotto un cielo turchino, fra cascate d’acqua che precipitano a formare, poco più sotto, laghetti fumanti e biancastri.

In realtà, il paesaggio fantastico che ammiriamo non è il risultato di un miracolo, anche se, ad onor del vero, molti sono i racconti toscani che narrano di abbondanti nevicate estive (ma, in questo caso, per l’intervento sovrannaturale della Vergine Maria). Più semplicemente, si tratta dell’effetto del deposito dei sali minerali delle acque termali che scaturiscono a 52° C e che nel piccolo borgo di Bagni San Filippo, immediatamente sopra, vengono sfruttate per scopi terapeutici.

Ci troviamo nelle prime propaggini dell’Amiata, nella valle del Paglia, a poca distanza dai resti della rocca di Radicofani, che s’intravede distintamente e che appartenne a quel Ghino di Tacco, citato da Dante e dal Boccaccio, che, nobile bandito da Siena, da qui dominava il territorio, assalendo e depredando chi si trovasse incautamente a passare da queste parti. Altri tempi senz’altro, dei quali si è impossessata la leggenda, ma che testimoniano di una storia lunga ed affascinante.

Lo stesso minuscolo e suggestivo abitato di Bagni San Filippo, ha origini antichissime. Citato per la prima volta in un documento del 742 d.C., le sue acque vennero tuttavia sfruttate dai romani e, forse, ancor prima dagli etruschi. Da queste parti capitò, nel 1268, Filippo Benizzi, in fuga dal Conclave che a Viterbo doveva eleggerlo papa. Il santo modestissimo uomo, per non farsi trovare, si nascose in una cella scavata nella viva roccia a circa un chilometro dalle terme. La grotta, trasformata in cappella, esiste ancora oggi e testimonia della semplicissima di vita del Benizzi. Si racconta anche che, dopo tre anni, venuto a sapere dell’elezione di papa Gregorio X, come ringraziamento, percosse la viva roccia, facendo scaturire la miracolosa acqua termale.

Che nei secoli successivi venne talmente tenuta in considerazione che molti uomini potenti, come Lorenzo il Magnifico e Cosimo de’ Medici, si prodigarono per restaurare gli edifici termali. E che utilizzarono per recuperare la loro salute, come fecero lo stesso Lorenzo nel 1485, caldamente consigliato dal Poliziano; e successivamente il granduca Ferdinando II e il principe Francesco Maria de’ Medici nel Seicento. Oggi il borgo e le sue acque, subiscono un po’ la concorrenza dei centri vicini di Chianciano e San Casciano. Ma qui, nello splendido scenario naturalistico della Val d’Orcia, tutto è più contenuto, discreto, raccolto. E basta solo camminare per poche centinaia di metri per immergersi in un sogno.

Commenti (1) | January 28, 2010

One Response to “Bagni San Filippo: La Favola dell’Acqua”

  1. domusmarri Says:
    February 14th, 2012 at 17:59

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