Siena


Siena è una città speciale. Forse perché il centro storico, isolato dalla parte più moderna della città e chiuso dalle sue mura rosse, non è accessibile alle auto, mantenendo intatto nei secoli un fascino senza tempo. Forse perché senza tempo è l’attaccamento dei senesi alla propria città, e alla propria contrada, dove si vive una vita collettiva fatta di feste e di cene per strada.

Chi trascorre a Siena un certo periodo deve riuscire in fretta ad abituarsi alla dimensione della contrada. Le contrade sono i 17 rioni in cui è divisa la città, ognuno dei quali ha il nome di un animale. Si sfidano due volte l’anno nel famoso Palio, una corsa di cavalli montati senza sella dai fantini più famosi, che si corre il 2 luglio e il 16 agosto nella Piazza del Campo.

Il Palio e le manifestazioni legate ad esso (il corteo storico, la benedizione del premio, il festeggiamento dei vincitori) sono però solo una parte delle attività della contrada, che si prepara a lungo per le competizioni, festeggia le vittorie o si consola in lunghe feste per le sconfitte. Soprattutto in estate, complice il bel clima toscano e la scarsa accessibilità delle auto al centro cittadino, la vita si sposta per strada, con porte spalancate e lunghe tavole sempre apparecchiate con prodotti tipici locali: i salumi di cinta senese, i gustosi pecorini, l’olio d’oliva, i dolci tipici, come i ricciarelli, il panforte, il pan pepato e, naturalmente, il vino, che è forse il prodotto più famoso. Siena, insieme a Firenze ed Arezzo, è, infatti, una delle tre province a cavallo delle quali sorge la zona collinare del Chianti, sinonimo di vini DOC.

Dietro alla qualità dei vini della zona c’è una delle vicende di protezione del prodotto più antica al mondo. E’ del 1384 il primo statuto della Lega del Chianti, un’organizzazione nata essenzialmente con intenti difensivi, ma che nel corso dei secoli si è arricchita con norme per la produzione del vino (stabiliva ad esempio il periodo della vendemmia e l’obbligo di produrre vino nella zona di raccolta delle uve).

Tornando alla città di Siena, l’immagine più nota è la cartolina di Piazza del Campo. La piazza, un grande anfiteatro circondato da eleganti edifici eretti con i laterizi rossi tipici della zona, è costruita in discesa, secondo l’andamento naturale del terreno. Nella parte più alta sorge la Fonte Gaia, costruita nel quattrocento da Jacopo della Quercia. Nella parte più bassa, ideale palcoscenico dell’anfiteatro, sorgono il Palazzo Pubblico, con la Torre del Mangia e il Palazzo Sansedoni. Il Palazzo Pubblico ha la facciata concava che segue la linea circolare della piazza, gli edifici, di origine medievale, sono abbelliti da file di finestre e di archi. Nonostante i numerosi interventi compiuti nei secoli sulle facciate, l’assetto generale della piazza non è mutato: esiste infatti uno Statuto del 1262 che fissa le norme per l’estetica degli edifici (ad esempio, pone il divieto di costruire balconi), e nel tempo non sono state fatte modifiche all’antico piano urbanistico.

Oltre ad essere suggestiva di per sé, la Piazza del Campo ospita alcune delle opere d’arte più belle e significative del Trecento. Il Palazzo Pubblico, oggi Museo civico, è stato, infatti, decorato dagli artisti più importanti del periodo: la sala del Mappamondo ospita due dipinti di Simone Martini, la Maestà, un dipinto grandioso e prezioso che testimonia l’avvento dei modi gotici, e il suggestivo ritratto a cavallo di Guidoriccio da Fogliano (l’eroe cittadino che riuscì a sottomettere a Siena i castelli del contado).

La sala della Pace è ornata dagli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, che descrivono in pratica la vita di Siena e propongono la struttura comunale come utopia di governo:
Buon governo, Effetti del buon governo in città e in campagna, Mal governo e i suoi effetti.

Non mancano attrattive, comunque, anche nel resto della città. Il Museo dell’Opera del Duomo e la Pinacoteca Nazionale ospitano numerosi altri dipinti che suscitano forti emozioni, opere di Cimabue, Giotto, Duccio di Buoninsegna. Ed è altrettanto impressionante la visita alla cattedrale dell’Assunta, una delle chiese dalla gestazione più travagliata: consacrata nel 1179, ha subito continui ritocchi fino a che, nel 1339, non fu deciso di costruire un duomo più grande sfruttando il vecchio come transetto. La peste ed il declino economico che ne seguì, oltre a una serie di errori di calcolo dei progettisti, interruppero però la nuova costruzione, lasciando una parete ad archi sospesa, a testimoniare l’ambizioso progetto. Il risultato, l’odierna cattedrale, è un edificio asimmetrico e irregolare, che mischia ornamenti romanici e gotici, ma ugualmente maestoso ed elegante.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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