Prato – città dalla doppia anima


Prato - città dalla doppia animaPrato è una città dalla doppia anima. Popoloso centro industriale, recentemente elevato a ruolo di capoluogo di provincia, dall’anima moderna e laboriosa, conserva però nella sua struttura e nelle sue architetture l’indizio di un’origine antica. Chiese gotiche, cappelle trecentesche e palazzi rinascimentali testimoniano le fasi di prosperità che Prato ha vissuto nel corso dei secoli.

Sorta sulle riva del fiume Bisenzio, Prato conserva la cerchia di mura trecentesche, che racchiudono il duomo, il mercato e la parte antica della città. Le chiese di questo primo periodo sono di origine romanica: la cattedrale di Santo Stefano, la chiesa di San Francesco, la basilica di San Domenico. Molto spesso però le architetture mostrano commistioni di stili, interventi e rifacimenti in varie epoche (segno del fatto che le ricchezze per abbellire e rinnovare la città furono disponibili in varie epoche). Caratteristica delle architetture pratesi è la forte bicromia: le facciate e gli interni delle chiese sono decorate secondo motivi orizzontali con marmi locali di differenti colori.

Prato è città dall’antica vocazione al commercio. Alcune famiglie pratesi hanno avuto un ruolo importante nella storia economica del paese. La più nota di queste è la famiglia Datini, salita ai vertici dei poteri economici a partire dal XIV secolo. Il trecentesco Palazzo Datini, uno degli edifici civili più belli della città, conserva l’archivio di documenti e lettere di Francesco di Marco Datini ricco mercante vissuto fra il 1335 e il 1410; a lui è intitolato anche un istituto internazionale di studi economici che ha sede a Prato.

Attualmente, ma già a partire del XIII secolo, hanno grande sviluppo in città le attività del comparto tessile (vi si trova da tempo una comunità cinese fra le più popolose d’Italia). In omaggio all’antico sviluppo del settore tessile è nato il Museo del Tessuto, che ha recentemente guadagnato una collocazione prestigiosa, nell’ex cimatoria Campolmi, piccolo gioiello di archeologia industriale situato all’interno della cinta muraria.

Altro motivo di ricchezza e interesse intorno alla città sono state le reliquie conservate nelle sue chiese. La più importante è il sacro cingolo, una cintura che si dice appartenuta alla Madonna: acquistata a Gerusalemme da un mercante pratese di nome Michele (o, secondo la tradizione, avuto in dono dai genitori di una bellissima fanciulla che da Gerusalemme Michele condusse a Prato come sposa), è conservata in una cappella del duomo fatta costruire e decorare appositamente, ad opera di artisti del calibro di Michelozzo e Donatello. Il sacro cingolo è esposto al pubblico cinque volte l’anno: a Natale, a Pasqua, il primo maggio, il 15 agosto, e l’8 settembre nel corso di una colorata manifestazione popolare. Anche la basilica di Santa Maria delle Carceri custodisce un’immagine della Madonna che ebbe fama di poter compiere miracoli. La grande chiesa rinascimentale che la ospita, opera di Giuliano da Sangallo, si trova in una delle piazze più suggestive della città, su cui si affaccia anche il massiccio Castello dell’Imperatore.

Altra struttura che ha dato fama nel tempo alla città di Prato è il collegio Cicognini. L’edificio secentesco che lo ospita era in origine sede di un monastero, ma nel 1676 fu venduto ai Gesuiti, per la realizzazione di un collegio. In questo collegio hanno studiato membri delle più note famiglie italiane; studiò là Gabriele d’Annunzio, l’allievo più illustre della scuola.

In tutta la Toscana, Prato è la città che ha più piccolo territorio provinciale. Costituita di recente, fino a pochi anni fa era parte del territorio di Firenze; Prato e Firenze sono effettivamente molto vicine, al punto da aver fatto considerare la prima un sobborgo del più noto capoluogo di regione. Quest’idea della subordinazione di Prato a Firenze è stata però uno stimolo per i pratesi a mantenersi autonomi, come sensibilità cittadina e come cultura. Così scrisse lo scrittore Curzio Malaparte (altro illustre figlio del collegio Cicognini):

Che l’essere pratese sia un gran beneficio, e più un merito che una fortuna, si vede dall’accanimento dei pratesi nel mantenersi pratesi, quando sarebbe loro così facile farsi passar per fiorentini”.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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