Volterra, città della storia e dell’alabastro


Si trova sull’alto corso dell’Era, quasi al confine fra le province di Pisa, Firenze e Siena, un antico borgo che è da sempre sinonimo di alabastro. Si tratta di Volterra.

Volterra è un pittoresco centro abitato che ha mantenuto intatto l’assetto medievale. Il Palazzo comunale è il più antico della Toscana: risale alla prima meta del XIII secolo e svolge ancora oggi funzione di Municipio! La piazza che lo ospita è tutta delimitata da edifici dello stesso periodo, anche se alcuni mostrano nello stile gli interventi compiuti nei secoli successivi. La cattedrale è ancora più antica: è un piccolo gioiello in stile romanico, con il nucleo più antico risalente al X secolo, dalle linee essenziali.<

Il colore di Volterra, quello che si apprezza passeggiando per i borghi, è tenue, l’ocra chiaro della pietra arenaria locale, il panchino, di cui sono costruite le mura delle abitazioni, dei grandi palazzi pubblici, delle numerose case torri trecentesche, fino alla pavimentazione delle strade (generalmente proibite alle auto). Sulle strade del centro si aprono le botteghe degli artigiani dell’alabastro, che espongono prodotti che sono piccole opere d’arte.

La varietà di alabastro che si lavora in questa zona è il solfato di calcio idrato, chiamato alabastro gessoso per il colore latteo; viene estratto più ad ovest, nelle cave vicino a Castellina Marittima, da cui si ricava una delle varietà più pure di questo minerale, resistente ma morbida e facile da lavorare.
La lavorazione dell’alabastro nel territorio di Volterra affonda le radici nell’antichità, sviluppata con raffinata tecnica dagli artigiani etruschi; gli etruschi ed i romani raggiunsero una perfezione nella lavorazione di questa pietra che non ha avuto eguali nel corso dei secoli. Col medioevo, infatti, le cave vennero abbandonate, ed è solo nel corso del XVIII che il settore è stato riscoperto e valorizzato. Oggi, di nuovo, gli artigiani di Volterra sono capaci di dare un’anima alla pietra, creando veri e propri ricami nelle morbide lastre di alabastro bianco.

I resti della colonizzazione etrusca circondano con un ampio perimetro la città di Volterra; molte delle testimonianze archelogiche rinvenute nella zona sono ancora conservate ed esposte a Volterra, nel Museo Guarnacci. Il museo è dedicato in modo particolare ai reperti etruschi, ma vi si trovano anche pregevoli mosaici romani di provenienza locale; l’area intorno a Volterra conserva infatti numerose testimonianze anche risalenti alla urbanizzazione romana. La più nota, e la più affascinante da visitare, è l’area archeologica di Vallebuona.

L’area archeologica di Vallebuona sorge appena fuori dalle mura di Volterra. È costituita dai resti di due importanti edifici, un teatro di età augustea e delle terme risalenti al III secolo. Le due strutture, adiacenti anche se edificate in tempi diversi, sono molto ben conservate: del teatro sono visibili le gradinate (che seguono il declivio naturale della collina sul tipo degli odeon greci), lo spazio destinato all’orchestra e il porticum post scenam (l’antenato del moderno foyer); delle terme sono ben riconoscibili i resti delle caldaie, del frigidarium e delle varie stanze in cui era organizzata la struttura.
C’è un aneddoto curioso legato agli scavi archeologici condotti in questa zona negli anni 50. L’archeologo volterrano Enrico Fiumi, che diresse i lavori, impiegò una squadra composta da 20 malati di mente ricoverati presso il locale istituto psichiatrico (istituzione così nota in Toscana che ancora oggi Volterra è in certi contesti sinonimo di pazzia!). È anche grazie al loro lavoro che è tornata alla luce una delle aree archeologiche romane più suggestive della Toscana.


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Commenti (0) | January 29, 2010

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