Il monte Labbro di David Lazzaretti


 

Il monte Labbro e la folle utopia di David Lazzaretti

Chi si avvicina al territorio del monte Amiata dalla Maremma, non può non notare subito, accanto alla mole immensa ed inconfondibile del vulcano ormai assopito, il profilo aguzzo e desolatamente brullo del monte Labbro, 1193 metri, sulla cui vetta, perennemente schiaffeggiata dal vento, spicca un edificio in pietra che, stranamente, ricorda piuttosto un nuraghe o una ziqqurat mesopotamica.

Attorno, in un paesaggio splendidamente desolato, sono disseminate le rovine di edifici che dovevano costituire la realizzazione di un sogno, l’edificazione di una nuova Sion che doveva costituire il fulcro di un mondo finalmente rinnovato e giusto. Un progetto apparentemente folle, ma che vide la partecipazione attiva ed entusiasta della popolazione locale alla sua realizzazione, trascinata dall’irresistibile carisma di David Lazzaretti, un umile barrocciaio figlio di questa terra e che agiva come un profeta investito direttamente da Dio. Siamo all’indomani dell’Unità d’Italia, un evento che ai contadini aveva portato soltanto maggiore miseria e disperazione. La povera gente vide in lui un liberatore dall’ingiustizia, il portatore di una speranza che non poteva più venire dal mondo. Ma i ricchi possidenti e parte del clero, che pur tuttavia l’avevano guardato con simpatia all’inizio, gli voltarono presto le spalle quando si avvidero che il fenomeno scatenato dal Lazzaretti stava assumendo le caratteristiche di un vero e proprio movimento sociale che predicava, seppur nell’ottica cristiana, la comunione dei beni e la fratellanza. Per questo venne più volte arrestato e condannato dal Sant’Uffizio. Il 18 agosto 1878 scese dal monte Labbro alla testa di un’imponente processione che avrebbe dovuto sancire il suo ruolo di manifestazione di Cristo. Assieme ad una folla festante, trovò ad accoglierlo i carabinieri inviati dal vigile stato italiano che fecero fuoco sui suoi seguaci inermi, colpendo a morte il Lazzaretti e tre altre persone. Eppure, nonostante gli arresti, il movimento, con i suoi riti ed i suoi simboli, non ha mai cessato di esistere. Ancor oggi, ogni 18 agosto, i membri del movimento, noto come “giurisdavidico”, risalgono le pendici del monte fino alla torre di David per una veglia di preghiera. Il monte Labbro, cui si accede soltanto con un faticoso cammino, custodisce gelosamente i suoi segreti e mantiene inalterato il suo fascino magico. Non a caso scelto dal Lazzaretti che vi volle edificare la città delle sue visioni. Ma prima di lui, altri avevano avuto la stessa percezione. Ed infatti, proprio sotto l’enigmatica torre, si apre una profonda grotta che la tradizione voleva fosse stato luogo di rifugio per antichi eremiti, forse di riti pagani. Le persone del luogo dicono che su queste pendici è dato percepire un’energia particolare. Che ci si creda o no, è innegabile che si tratti di un luogo che invita alla meditazione ed al sacro. Non casualmente, qui vicino si trova un’importante comunità buddhista e proprio qui ebbe i natali ed è sepolto padre Ernesto Balducci, importante voce profetica del cattolicesimo moderno. Anche la figura visionaria di David Lazzaretti è attualmente oggetto di un’attenta rivalutazione. Ad Arcidosso esiste un Centro studi lazzarettiani con un cospicuo archivio ed una notevole raccolta di cimeli di David e del movimento giurisdavidico. Anch’esso merita, indubbiamente, una visita attenta, assieme al mondo incantato dell’Amiata.

Commenti (0) | January 28, 2010

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