Grosseto a tavola


Grosseto a tavolaArrivare in Maremma, per un ghiottone, significa prepararsi a godere gli afrori di cibi maschi e possibilmente genuini che riempiono l’occhio eccitando antichi appetiti. Ma per un esploratore di ricette tradizionali significa perdersi in un labirinto saporitissimo di interpretazioni del medisimo piatto che lo obbligano a una scelta non sempre facile e comunque molto riduttiva.

La maestra di un paese maremmano ha dato di recente un tema: Cos’é il maiale?”. E uno dei suoi alunni, molto spiritoso, ha scritto: “Il maiale è una bestia che non finisce mai. Ha quattro zamponi o zampetti, quattro prosciutti crudi o cotti e un musetto. Cucinato in mille modi lo troviamo a tutti i pranzi della Maremma”. Uguale svolgimento avrebbe potuto avere un tema sul cinghiale, sull’acquacotta, sulla zuppa dei funghi, sui crostini, sulle pappardelle alle lepre.

Senza la malaria che per secoli interi ha gravato mortale nella pianura isolando i paesi e le cittadine issati sui monti, probabilmente la Maremma non avrebbe avuto tante interpretazioni delle medesime pietanze. Nessun’altra provincia toscana, ad esempio, ha tante zuppe come la Maremma, tutte simili e tutte diverse. E dobbiamo riconoscerlo: tutto squisite. Tutte diverse non tanto per la sottile diversità dei produtti fornati dal territorio, quanto per il diverso carattere dei paesi e delle cittadine vicini uno all’altro, ma rimasti isolati troppo a lungo, eppure simili per il minimo comun denominatore della loro cultura, del loro sviluppo sotto lo stesso cielo, fra la stesse difficoltà.

Negli ultimi vent’anni, poi, la Maremma ha avuto la fortuna di apire alcuni dei suoi centri più singolari a un turismo d’eccellenza e questo, necessariamente, ha innescato un processo di domanda-offerta, sul piano gastronomico, che sta dando risulti di prim’ordine. Mi riferisco, in particolare, a Saturnia e a Punta Ala, sperando che la qualità, col il tempo, non decada nel tran-tran. Dalla nostra rassegna abbiamo escluso certi piatti troppo ovvi, e certi prodotti, come i pesci più pregiati, che non hanno un ruolo nelle tradizioni alimentari maremmane. Resta il fatto, però, che mai come per “Grosseto a tavola”, nel viaggio in Toscana, abbiamo sentito il bisogno di poter disporre di uno spazio molto maggiore.

Testi gentilmente forniti da “Il Tirreno

Commenti (0) | January 28, 2010

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