I butteri maremmani


Da infaticabili guardiani delle mandrie a custodi delle tradizioni maremmane: è questo oggi il compito principale dei butteri, i famosi cow boys della costa tosco-laziale.

Quando in Maremma vigeva l’organizzazione per latifondi, pascolavano nelle distese agricole mandrie di mucche dalle corna a lira e branchi di robusti cavalli dal manto baio o morello. In ogni serrata (era questo il nome degli appezzamenti destinati al pascolo, piccole distese ricche di vegetazione lasciate incolte) potevano vivere branchi di 500 bovini o di 150 cavalli; si trattava di bestie forti e dagli zoccoli robusti, adatte alle vita in quelle terre insalubri e paludose. Altrettanto forti e capaci di adattarsi dovevano essere i butteri (nome che significa conduttore di buoi, pungolatore di buoi), avvezzi al duro lavoro all’aperto e alle intemperie. Vivendo in simbiosi con i propri cavalli, percorrevano ogni giorno chilometri e chilometri al seguito delle mandrie.

Fra i compiti dei butteri c’era quello di tenere separati i gruppi di animali, divisi fra loro in base all’età, al sesso e alla capacità di riprodursi. Ad ogni gruppo veniva assegnato il pascolo più adatto (i pascoli più ricchi, ad esempio, erano riservati alle vacche che stavano allattando i vitelli), ed era necessario che i vari gruppi non entrassero in contatto fra loro.

Il momento più difficile della stagione era quello della merca, l’operazione di marcatura dei vitelli nati durante l’anno; forza e abilità erano doti indispensabili per compiere le operazioni, ma spesso non sufficienti per evitare incidenti di lavoro (da cui il detto: chi va alla merca e non è mercato alla merca non è stato).

Fra le leggende che riguardano i butteri la più nota è certo quella del rodeo di sfida contro Buffalo Bill: mentre si trovava in tournée in Italia con i suoi cow-boys, Buffalo Bill fu contattato dal conte Caetani di Sermoneta, che desiderava organizzare una gara di doma di cavalli selvaggi mettendo a confronto i mandriani americani ed i suoi butteri. Alla fine della competizione gli americani lasciarono ai butteri la fama di migliori domatori, scappando però con il premio e con l’incasso della serata!

Se già nel lontano 1890 ai butteri si chiedeva di dare sfoggio delle loro abilità anche per un pubblico, oltre che per la cura degli animali che custodivano, questo lato spettacolare è ormai diventato il motivo principale della loro esistenza. Le aziende che impiegano effettivamente i butteri per la cura delle bestie sono quasi estinte, ma sono nate alcune associazioni che mantengono in vita questa figura tradizionale. Un primo scopo di queste associazioni è quello di tramandare la cultura e il folklore legati a questa speciale tradizione; nel concreto, permettono però di conoscere le attività che impegnavano la vita del buttero attraverso spettacoli e dimostrazioni di doma, simulazioni di merca, conduzione delle mandrie. Uno spettacolo davvero simile a un rodeo, ma tutto maremmano.


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Commenti (2) | January 29, 2010

2 Responses to “I butteri maremmani”

  1. Serghei Says:
    September 17th, 2010 at 19:04

    dove si fa la domanda per far parte dei butteri maremmani??

  2. chiaraloche Says:
    October 7th, 2010 at 09:45

    Buongiorno Serghei,
    può contattare l’Associazione Butteri D’Alta Maremma, loro sapranno sicuramente darle le informazioni che desidera, questa è la pagina dei contatti:
    http://www.butteri-altamaremma.com/italiano/contact.htm

    Un cordiale saluto

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