Accademia della Crusca


Che in Italia si parli l’italiano non è un fatto scontato, o, almeno, non è sempre stato così. Chi dice che è stata la televisione a insegnare l’italiano agli italiani non si discosta molto dalla verità; la mancanza di un potere politico comune a tutta la penisola ha infatti ritardato la formazione della lingua nazionale, e anche dopo l’unità d’Italia la lingua madre è stata, ed in certi casi continua ad essere, il dialetto. Questo non significa che siano mancati nel corso dei secoli tentativi di dare regole ed uniformità all’italiano. Il più importante, noto e significativo è stato quello dell’Accademia della Crusca.

L’Accademia della Crusca nacque alla fine del XVI secolo, ad opera di un gruppo di letterati che, prendendo a modello i grandi scrittori fiorentini del Trecento, si proponevano di liberare l’italiano da tutte le impurità (proprio come fa chi toglie la crusca dal grano). È ad opera dell’Accademia della Crusca che nel 1612 appare il primo dizionario della lingua italiana, che fisserà alcune norme ortografiche e servirà da modello per tutti i vocabolari successivi.

Fra i membri dell’Accademia della Crusca non sono stati ammessi nel tempo i soli letterati; ne hanno fatto parte anche intellettuali di altri settori e scienziati (il più famoso, probabilmente, Galileo Galilei). Ogni membro doveva scegliere un nome (di regola, che avesse a che fare col mondo del pane), un motto (generalmente scelto fra i versi della Divina Commedia) ed un proprio simbolo: simbolo, nome e motto venivano usati per illustrare la pala dell’accademico, una vera e propria pala di legno, come quelle usate dai fornai per informare il pane, che diventava l’emblema di ogni accademico.

L’Accademia della Crusca è ancora oggi la sede di studi e ricerche sulla lingua italiana, sul suo passato ma soprattutto sui suoi sviluppi e sulle nuove tendenze. Nata a Firenze, ha qui ancora oggi la sua sede, nella bellissima Villa Reale di Castello. Si tratta di una villa a corte, il cui nucleo originario risale addirittura al XII secolo, ma che è in gran parte di origine medicea (la famiglia fiorentina l’acquistò nel 1477). Vi si arriva attraverso un suggestivo viale alberato, ed è ideale da visitare in primavera, in autunno o in una bella giornata invernale. Al primo piano dell’edificio si trovano la biblioteca e gli uffici dell’Accademia della Crusca e dell’Opera del Vocabolario Italiano, un istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche che realizza un dizionario della lingua italiana antica), e ai piani superiori ci sono appartamenti per i dipendenti ed i ricercatori.

La parte da visitare si trova al terreno: oltre ai saloni ornati di bellissimi affreschi, è interessante la visita alla Sala delle Pale, dove sono esposte le pale di tutti i membri dell’Accademia, con la lunga tavola delle riunioni e le sedie accademiche, chiamate gerle perché ricavate da vere ceste per il pane. Il motivo migliore per visitare la Villa Reale è però il giardino; si tratta di un grandissimo giardino a terrazze, uno dei più antichi del suo genere (risale all’incirca al 1540), progettato da architetti di fama come il Tribolo e il Bonarroti; il Vasari lo definì il più ricco, il più magnifico, il più ornato giardino l’Europa. Aperto ogni giorno (escluso il lunedì).


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Commenti (0) | January 28, 2010

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