Le crete senesi


Ci troviamo nel territorio compreso grosso modo nei comuni di Asciano, Buonconvento, Monteroni d’Arbia, Rapolano Terme e San Giovanni d’Asso, e noto come quello delle Crete (un nome che, da queste parti, è sinonimo di “argilla”). Un luogo incredibile, immenso, spoglio, dove la natura pare davvero giocare con gli elementi che la compongono. Un paesaggio addirittura lunare con le rare case coloniche in mattoni rossi e gli ancor più rari alberi, soprattutto cipressi, che spiccano eroicamente contro il cielo azzurro al culmine di colline senza un filo d’erba. Le Crete lasciano disorientato il visitatore che magari è reduce da altri territori collinari della Toscana coperti di vigneti e di fitti boschi.

Qui, al contrario, l’opera dell’uomo ha incontrato sempre mille difficoltà sin dal tempo degli etruschi. Tanto che, ancora oggi, queste zone sono molto poco abitate. Qui la terra ha sempre resistito al lavoro dei contadini; un terreno argilloso e arido che può essere coltivato solo a prezzo di grande fatica, strappando continuamente qualche spazio al terreno che continuamente frana e si rimodella. Un territorio decisamente più adatto al pascolo delle pecore che alle coltivazioni.

E che pare quasi un assaggio dell’inferno, continuamente ferito da profondissime cicatrici create dallo scorrere dell’acqua, facendo talvolta riapparire necropoli e reperti di civiltà antichissime. Ma che, con le sue forme terribili, e allo stesso tempo dolcissime, non lascia mai indifferenti.

Sembra quasi che Dio abbia voluto nelle Crete dar prova della sua capacità creativa, accostando tonalità di colore diversissime. Ed ecco che il colore grigio dell’argilla fa da contrasto al verde intenso dei cipressi o al rosso delle coloniche spesso in rovina o degli antichi borghi medievali. Il tono giallo delle coltivazioni di frumento che si stendono in maniera assolutamente irregolare fra le chiazze di boscaglia scura, termina sul grigio precipizio dei “calanchi”, le grigie pareti franose lavate continuamente dalla forza dell’acqua piovana. Una tavolozza di colori intensi, accostati in maniera stridente, senza mai accennare ad una sfumatura. Un “puzzle” incredibile e fantastico.

Per di più, la scena cambia continuamente, tanto che il visitatore che ricapitasse nello stesso luogo in un’altra stagione può avere difficoltà a riconoscerlo nell’immagine conservata nella memoria. Può accadere che a gennaio ci si trovi a passeggiare fra colline verdissime sulle quali pascolano greggi tranquilli di pecore e d’estate ritrovarsi in un paesaggio talmente bruciato ed arido da apparire come un deserto; lo stesso che pochi mesi prima era, magari, una immensa distesa macchiata dal rosso dei papaveri e dal giallo delle ginestre. Senza considerare le mille sfumature ed i giochi di ombre che magicamente appaiono e scompaiono, sempre diversi, nel corso della giornata.

Un oceano di colline infinite dai toni caldi, che va conquistato con fatica, percorrendo spesso strade bianche e polverose. Ma che solo al visitatore più attento e senza fretta rivela i suoi incredibili ed inaspettati tesori. Che sono anzitutto i magnifici borghi d’arte e di storia, edificati con la stessa creta del terreno su cui sorgono. Come Asciano, che conserva ancora le sue mura, i suoi palazzi e le sue chiese medievali. Ed i suoi musei, come quello etrusco e quello di Arte Sacra che valgono davvero una visita. Così come uno splendido museo di Arte Sacra può vantare l’antico borgo fortificato di Buonconvento, sorto sul percorso della via Francigena. In un’altra valle, San Giovanni d’Asso è sormontato dalla mole caratteristica del castello e conserva splendide chiese romaniche.

Assolutamente da non perdere, poi, una visita alla stupenda “grancia” di Cuna, un esempio davvero unico e perfettamente conservato di fattoria fortificata medievale. Così come è d’obbligo una visita attenta alla trecentesca Abbazia di Monteoliveto Maggiore, uno dei più importanti complessi monastici della Toscana, dove poter partecipare ancora alla vita religiosa dei monaci olivetani e, magari, con l’eco del canto gregoriano dei religiosi nelle orecchie, ammirare gli immensi cicli di affreschi rinascimentali di Luca Signorelli e del Sodoma nei chiostri.

Un elenco di luoghi, di chiese, di castelli che potrebbe continuare ancora a lungo, da Monteroni d’Arbia a Lucignano d’Asso, a Monterongriffoli… Ma che, forse, può risultare inutile.
Qui, più che altrove, non ha senso fissare itinerari. Meglio lasciarsi trasportare dalla magia di questo luogo sospeso fra terra e cielo. Il turista sa che nel mezzo di ogni pugno di case, all’interno di ogni chiesa, per minuscola che sia, c’è pane per i suoi denti. E dappertutto una natura incredibile e struggente che è ancora più viva che mai. Che addirittura respira, come testimoniano i tanti complessi termali concentrati soprattutto a Rapolano Terme.

Una terra di tesori, dunque, ma anche di profumi semplici e genuini come il formaggio pecorino ottenuto dal latte delle pecore che pascolano libere nei pascoli. Oppure l’olio d’oliva delle Crete che recentemente ha visto riconosciuto ufficialmente un suo marchio di qualità, e che si presta ad essere apprezzato con la tradizionale “fettunta” toscana, la semplicissima e saporita fetta di pane agliata e irrorata di olio (da cui il nome “fetta unta”), magari accompagnata da un buon bicchiere di vino.

Ma la vera pietra preziosa di queste zone è il pregiatissimo tartufo che, proprio in queste aree, trova un luogo ideale per nascere e svilupparsi. Ogni novembre, nello scenario del castello di San Giovanni d’Asso, ha luogo un’importante “Mostra del Tartufo”, un evento assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati di cucina.

Un’ultima riflessione prima di lasciarci.
Gennaio dà il via ad un nuovo ciclo di mesi. Lo scorso dicembre, ci eravamo lasciati rammentando a voi tutti che da diversi anni, la Festa della Toscana, che si celebra ogni 30 novembre, ricorda come proprio la nostra terra sia stata la prima al mondo ad abolire la pena di morte e la tortura, nel lontano 1786. Un gesto di grande civiltà del quale andiamo giustamente orgogliosi. Il nostro augurio era che questo segnale, così come era avvenuto per il Rinascimento delle arti che proprio in Toscana aveva avuto inizio, venisse recepito finalmente da tutti i popoli del mondo e che mai più avessimo dovuto assistere a scene di tal genere.
Purtroppo, la cronaca delle ultime settimane ci ha ancora una volta smentito e scavalcato.

La strada è ancora troppo lunga, dobbiamo ammetterlo. Tuttavia, in Italia, in questi giorni, l’argomento ha avuto uno spazio notevole, come non accadeva da tempo. Il nostro paese, da pochi giorni membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha già presentato ufficialmente una proposta per una moratoria internazionale della pena di morte. Un gesto che condividiamo pienamente, un piccolo seme che speriamo fiorisca fino a diventare un albero talmente grande e folto da coprire con la sua chioma un mondo finalmente in pace.


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Commenti (3) | January 28, 2010

3 Responses to “Le crete senesi”

  1. PavelDementev34 Says:
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