Il mondo di Pinocchio


Che le bugie siano di due tipi, quelle che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo, è fatto noto. Se è noto, è merito anche della bambina dai capelli turchini, che spiega a Pinocchio, specialista in bugie del secondo tipo, come sia evidente che non sta dicendo la verità. Come la storia delle bugie, così tutta la vicenda di Pinocchio, la bella avventura del burattino che impara ad essere un bambino vero, sono entrati a far parte della cultura collettiva, valicando, come è successo ai grandi personaggi delle fiabe, da Biancaneve fino al Piccolo Principe, i confini nazionali.

Quando Carlo Lorenzini (con lo pseudonimo di Collodi, il nome del borgo vicino a Pescia dove era nata la madre) scrisse Avventure di Pinocchio: storia di un burattino, non poteva immaginare quanta fortuna avrebbe avuto la sua storia. Si tratta di un fantastico cammino di formazione, popolato da creature in parte magiche in parte paurosamente concrete. Ricavato da un pezzo di legno animato, Pinocchio è un burattino che parla, salta, balla e ha tutte le necessità di un bambino vero. Disubbidendo volontariamente, ma soprattutto lasciandosi tentare da ogni possibile tentazione, invece di andare a scuola e ricambiare con l’impegno i sacrifici di chi gli vuole bene, prima del padre Geppetto, poi della fata buona che si occupa di lui, incappa in ogni tipo di disavventura: rischia di finire nel camino del burattinaio mangiafuoco, cade preda di due ladruncoli disposti a tutto, viene arrestato, si abbrutisce negli ozi del paese dei Balocchi fino a trasformarsi in asinello, e rischia che la sua pelle venga usata per un tamburo, riesce infine a tornare burattino ma viene divorato dal terribile pesce cane. Solo alla fine di questa lunga serie di peripezie, diventato più responsabile, lavorando per mantenere e curare il babbo ormai vecchio e malato, guadagna la premiata ricompensa, la maturità, e diventa un bambino vero.

Nell’Italia allora in costruzione (il romanzo apparve nel 1880 nel Giornale dei Bambini, in volume nel 1883 ) Pinocchio ha fatto almeno quanto Manzoni per formare l’italiano e gli italiani!
Il fascino della storia e dei suoi personaggi, di Geppetto e del grillo parlante, di Lucignolo, del gatto e della volpe, della buona fata dai capelli turchini ha ispirato da allora generazioni di artisti. Basti pensare alle versioni cinematografiche (le più note fra tutte: il Pinocchio in cartoni animati di Walt Disney e il film di Roberto Benigni), per immaginare quanti pittori, scultori, illustratori, possano aver guardato per le loro opere al discolo burattino di legno. Senza considerare le traduzioni: l’ultima è probabilmente quella in dialetto indiano origlia, presentata a Puri alla fine del 2005 (a cura dall’ Associazione Amici di Prima e Terza Età).

Collodi è un piccolo borgo della Valdinievole, a pochi chilometri da Pescia (la provincia è quella di Pistoia). Da visitare, tradizionalmente, c’è la Villa Garzoni, con il suggestivo giardino. Di certo vi avrà passeggiato, durante le vacanze presso i nonni materni, il piccolo Carlo Lorenzini, che rimase talmente affascinato dal paese da sceglierne il nome come pseudonimo anni dopo, all’inizio della sua attività letteraria. Per ringraziare lo scrittore della fama donata al paese, il paese si è impegnato a coltivare la fama dello scrittore: negli anni 50 il sindaco Anzillotti si dedicò alla realizzazione di un parco a tema, e nel 62 nacque anche una fondazione (oggi patrocinata dal Ministero per le attività e i beni culturali) che si occupa di diffondere Pinocchio e le altre opere di Collodi e mantenere e ampliare il parco monumentale.

Il parco non è un parco giochi tradizionale, ma un percorso artistico a tema; il fascino del luogo è dato dalla bellezza delle ambientazioni. Gli allestimenti sono stati progettati da architetti e scultori di grande fama (i primi a esporvi le proprie opere furono Emilio Greco e Venturino Venturi, all’interno di spazi disegnati dagli architetti Baldi e De Luigi). Così, passeggiando nel parco, si possono incontrare il gatto e la volpe, si può pranzare all’Osteria del Gambero Rosso (un vero ristorante) o affacciarsi nella bocca del temibile pesce cane. Quindi, accanto al fascino delle opere d’arte, c’è la sorpresa, che coinvolge anche i visitatori più piccoli, di trovarsi catapultati in mezzo alla favola.

Il parco è aperto ogni giorno, dalle 8.30 fino al tramonto


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Commenti (0) | January 29, 2010

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