Campocatino: Un Pezzo di Highlands sulle Apuane


Campocatino: Un Pezzo di Highlands sulle ApuaneLe montagne che si stagliano maestose come non mai fra la Garfagnana e la costa, le Alpi Apuane, sono celebri in tutto il mondo per le loro cave da cui si estrae il marmo. Un marmo talmente pregiato che lo stesso Michelangelo saliva quassù per scegliere di persona i blocchi dai quali avrebbe ricavato i suoi più grandi capolavori.

Ma queste montagne, tanto diverse dal resto dell’Appennino, sono anche molto altro. Una natura spesso incontaminata e un paesaggio che rammenta davvero quello delle Alpi, ben più a Nord. Questa è stata una terra dove i montanari hanno sempre condotto una vita che, per quanto sovente misera e difficile, è sempre stata estremamente dignitosa. Chi non faceva di mestiere il cavatore di marmo, lavoro faticoso e molto pericoloso, viveva buona parte dell’anno in altura per allevare il bestiame e coltivare gli appezzamenti di terra più soleggiati.Un rapporto con la natura che era fatto, soprattutto di intelligente rispetto, con un’attenzione particolare a non turbare l’equilibrio dell’ambiente montano.

Campocatino è un esempio unico e davvero eccezionale nel suo genere. Teoricamente, almeno a giudicare dalle carte geografiche, siamo molto vicini al mare e alle folle rumorose dei bagnanti che affollano le spiagge della Versilia. Ma quassù, a mille metri di altezza, sembra piuttosto di trovarsi nel bel mezzo di qualche brughiera scozzese, come conferma la nebbia che spesso cala, improvvisa. Un’impressione facilitata anche dalla presenze delle minuscole casette con i muri fatti di pietra, così come di tale materiale sono fatte le lastre dei tetti ed i muretti a secco che circondano gli edifici. Con quella dignità che deriva loro dal candore della pietra marmorea impiegata.

Queste piccole abitazioni vengono chiamate caselli e la loro concentrazione a Campocatino, un’area per giunta isolatissima, è davvero eccezionale. Ne sopravvivono circa un centinaio, ammassate in una superficie di circa otto ettari. I caselli più antichi risalgono addirittura al ‘600 e sono ormai disabitati per la maggior parte dell’anno. Anche per questo, salire quassù, magari in un giorno feriale, può dare davvero la sensazione di aggirarsi in un paese fantasma.

I caselli, dicevamo, rivelano pienamente la saggezza dei loro costruttori. Di non grandi dimensioni, si adattano armoniosamente ai dislivelli del terreno con soluzioni sempre diverse. Il piano inferiore, seminterrato, era un tempo dedicato al ricovero degli animali e agli attrezzi agricoli; quello superiore alla vita degli uomini. Gli ingressi ai due piani sono indipendenti, mentre lo spazio attorno all’edificio veniva utilizzato anche come orto, magari con qualche albero da frutto.

Lo spopolamento della montagna ha causato, purtroppo, dei guasti anche qui. Vi è stato un generale degrado e diversi caselli sono ormai ridotti a ruderi. Ci misero il loro con tributo anche gli occupanti tedeschi che, durante l’ultima guerra appiccarono il fuoco al borgo.

Negli ultimi anni è iniziato, fortunatamente, un’azione di intelligente recupero. Molti caselli sono stati attentamente restaurati utilizzando esclusivamente le pietra ed il legname locale. Nessun ulteriore lavoro o modifica sono stati autorizzati.

Così il fascino di questo luogo unico e incredibile è rimasto inalterato. E lo sarà anche nel futuro, essendo stato inserito all’interno del territorio del parco delle Apuane di recente costituzione. Affinché continui a testimoniare che un rapporto armonico e rispettoso fra l’uomo e la natura è ancora possibile.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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