Pienza: Il Sogno di un Papa


Cinque anni. Ci vollero solo cinque anni per realizzare quello che fu l’unico tentativo quattrocentesco di realizzazione effettiva di quella città ideale sulla quale teorizzarono tutti i più grandi artisti ed intellettuali del tempo. Per giunta nel bel mezzo del nulla, se non nel desolante splendore dei rilievi spogli e argillosi della Val d’Orcia e delle Crete Senesi. E cinque furono gli anni di pontificato di Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, che volle fare del nativo e minuscolo borgo medievale di Corsignano, la futura Pienza, addirittura una città e la sede estiva del papato. Sicuramente con qualche malumore da parte dei potenti cardinali di Santa Romana Chiesa che dovettero lasciare le rive del Tevere per l’assolata provincia toscana e farvi costruire i loro palazzi.

Ma lui, papa Pio II, perseguì con grande energia il suo sogno di realizzare quest’altro Vaticano di campagna, incurante di tutto e di tutti. Lui, che era pur tuttavia un uomo di grande cultura, un umanista che si dilettava spesso più di racconti mitologici paganeggianti che di quelli evangelici e che era lui stesso scrittore di poesie e di opere teatrali che si ispiravano ai racconti classici. Non dimentichiamo, infine, che la pur millenaria città di Roma, all’epoca, vantava soltanto poche decine di migliaia di abitanti e i grandi monumenti dell’antichità erano spesso luogo di pascolo per le greggi di pecore.

Eletto papa nel conclave del 1458, il Piccolomini non perse tempo. Chiamò subito a sè Bernardo Gamberelli da Settignano, detto il Rossellino, grande architetto che si era formato a Firenze alla scuola di Leon Battista Alberti, uno dei padri del Rinascimento. Questi, già l’anno successivo aveva ultimato i progetti e dava inizio alla costruzione dei magnifici ed imponenti palazzi che dovevano costituire il fulcro della futura città ideale e che si sviluppavano attorno alla splendida piazza centrale, dalla caratteristica forma di trapezio rovesciato per dilatarne, prospetticamente le dimensioni.

Pio II stesso, nei suoi Commentari, scrive che, una volta ultimati il palazzo pontificio e la cattedrale, dovette far notare al Rossellino la notevole discrepanza fra il preventivo richiesto (circa diecimila fiorini) e la somma effettivamente spesa che superava abbondantemente i cinquantamila fiorini. Ma non gli mosse alcun rimprovero. Anzi ebbe a dire: Bene hai fatto, Bernardo, a tenerci nascosta la spesa che sarebbe stata necessaria a costruire questi edifici. Se mi avessi detto la verità, chissà se mi avresti persuaso a una spesa così forte, e forse questo palazzo e questo tempio, il più splendido in tutta l’Italia, non sarebbero stati innalzati. E, per riconoscenza, lo premiò con una rendita vitalizia e altri importanti incarichi.

E Pio II doveva essere grato al Rossellino anche per aver condiviso con il suo illustre committente, la fretta di realizzare il grande progetto di Pienza. Addirittura eccedendo, come testimonia la pianta del magnifico palazzo dei Piccolomini che non risulta completamente quadrato perchè sul retro, ovvero sullo splendido giardino dal quale si gode di un panorama mozzafiato, venne immediatamente aggiunta una piccola appendice per ospitare le cucine che, incredibilmente, erano state dimenticate nel progetto originario. E non fu l’unico incidente di percorso. Il colossale duomo poggia, nella sua parte absidale su un terreno in discesa e che si dimostrò da subito alquanto instabile. E difatti, già nella fase di costruzione, cominciò a cedere facendo abbassare il pavimento e creando preoccupanti crepe nei muri. Il Rossellino fece finta di non avvedersene, così come fece, forse, il Piccolomini stesso. Le incrinature vennero riempite ed i muri intonacati. Per secoli si è lavorato per arginare il dissesto senza giungere ad una soluzione definitiva.

Ancor oggi, avvicinandoci a Pienza dalla valle, il piccolo borgo con il candido campanile ottagonale della cattedrale che svetta sugli eleganti edifici, ci appare vagamente surreale, mentre tutto all’intorno esplodono i colori quasi irreali di questa campagna spoglia e magnifica, con i cipressi che svettano solitari nell’orizzonte infinito. Probabilmente, il grande progetto di Pio II e di Bernardo non venne completamente realizzato. E il prodotto di quei cinque, fenomenali anni, è raccolto nella e nelle immediatamente vicinanze. Una piazza che disorienta, con quella geometria pazzesca che sconvolge ogni riferimento; con il bellissimo pozzo rinascimentale posto stranamente in posizione defilata, addirittura a ridosso delle mura del grandioso palazzo dei Piccolomini; e poi, il palazzo del Comune con la sua torre in cotto ed portico colonnato, il Palazzo vescovile voluto ed abitato dal cardinal Rodrigo Borgia, che sarebbe divenuto anch’egli papa, pochi decenni dopo: lo scandaloso Alessandro VI.

Ma ciò che davvero inquieta, è la facciata della Cattedrale, con la grande superficie sin troppo solenne e classicheggiante e che nel timpano ostenta le insegne di Pio II. Ma le edicole sono vuote, senza statue; le lastre non hanno iscrizioni e rimangono inspiegabilmente bianche. Una sensazione di vuoto che si ripete anche all’interno. Eppure fu lo stesso pontefice che addirittura con una bolla vietò, pena la scomunica, qualsiasi aggiunta o manomissione a quel tempio che così fortemente aveva voluto. E così è stato. Ma il perchè rimane un mistero. E tale è anche questo luogo incredibile, con questi edifici che paiono concepiti per sfidare l’eternità, ma che poggiano su di un terreno che pare voler sprofondare e trascinare con se questo sogno di pietra. Un equilibrio che dura da secoli, ma fino a quando?

E così meditando, forse consci di aver finalmente strappato il vero segreto di Pio II, il suo profondo messaggio, eccoci catapultati in una dimensione ancora più arcana ed inaspettata. Immediatamente sotto troviamo la piccola ed antica Pieve di Corsignano con quella bellezza dimessa e raccolta che hanno certi edifici romanici e con il suo inusuale campanile romanico. Una chiesa che vanta origini antichissime e mai chiarite. Ci soffermiamo dinnanzi al portale, riccamente decorato, di un fascino arcaico. E sopra una bifora con una statuetta al posto dell’ordinaria colonna. E una figura di donna, decisamente fuori luogo in un contesto sacro, in una posa addirittura sensuale. Chi rappresenta? Una sirena, o forse la Dea Madre? Si tratta forse di un simbolo di fertilità, un elemento pagano finito lì chissà in quale maniera? A noi pare che emerga dalle più remote profondità del tempo. Per confonderci ancora, per aumentare il mistero in questo angolo remoto dell’universo.


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Commenti (0) | February 5, 2010

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