Monna Lisa


Monna Lisa Il suo è il sorriso più celebre ed enigmatico al mondo. Tanto misterioso da far versare letteralmente fiumi d’inchiostro, talvolta per sostenere le tesi più azzardate nel tentativo di identificare la celebre modella. Stiamo parlando, ovviamente, del ritratto di Monna Lisa eseguito da Leonardo da Vinci. C’è chi vi ha identificato addirittura il beffardo autoritratto dello stesso pittore, chi l’immagine di qualche altro personaggio femminile. Qualcun altro vi ha voluto leggere addirittura una rappresentazione “esoterica”. Mai un dipinto ha fatto tanto discutere di sé. Anche perchè, in questo caso, il mistero non riguarda tanto l’autore del quadro, ma il soggetto rappresentato.

Chi era questa donna? Secondo il Vasari, autentica fonte di notizie sugli artisti rinascimentali (anche se non sempre attendibili) si tratterebbe di Monna Lisa de’ Gherardini, che all’età di quindici anni aveva sposato un mercante fiorentino, tale Francesco di Bartolomeo di Zanobi del Giocondo, di vent’anni più anziano di lei. Per Francesco si trattava già della terza moglie. E forse anche questo non doveva aver inciso sul buonumore della bella Monna Lisa. Tanto che, a quanto narra sempre il Vasari, Leonardo fu costretto ad assoldare dei giullari per poterle far almeno abbozzare quel celebre sorriso. Sarà vero? O, magari, la celebre figura è quella di un’altra dama dell’epoca, forse una Costanza d’Avalos. Oppure, addirittura, di una amante del potente Giuliano de’ Medici. E se la stessa Monna Lisa avesse concesso le sue grazie al Medici, magari con il beneplacito del marito? Anche questa non è un’ipotesi campata in aria e permetterebbe di rispondere anche ad un altro mistero, ovvero come mai il ritratto sia rimasto (fatto davvero strano) nelle mani dell’autore e non del committente: Giuliano non poteva certo trattenere presso di sé il sensuale ritratto della sua amante una volta sposato con Filiberta di Savoia.

Eppure, a ben osservare, l’aspetto della bella Gioconda è quanto di più fiorentino e toscano si possa immaginare. Così come sappiamo dove Leonardo la ritrasse, a pochi passi davvero da Palazzo Vecchio. Ma il mistero rimane. Così come quello dello sfondo arioso ed aperto che è stato recentemente identificato con quello dell’alto Valdarno con le sue caratteristiche balze e quel ponte che rassomiglia in maniera eccezionale a quello ancor esistente in località Buriano. Luoghi che Leonardo aveva già ritratto in altre occasioni e che dovevano avere colpito la sua fervida fantasia di scienziato. Tanto che comparirebbero in tante altri celebri dipinti del Maestro. Monna Lisa promana però un fascino ed una grazia tutta toscana, anche a giudicare anche da come, nel corso dei secoli, ha fatto innamorare di sé tanti ammiratori più o meno noti.

E vi fu chi cercò addirittura di rubarla, come Vincenzo Peruggia che fiorentino, proprio non era, ma un lombardo emigrato a Parigi. E che dovette rimanere talmente affascinato da quel sorriso, che decise di tentare un furto ritenuto impossibile. Ciò che nei film riesce soltanto ad agenti segreti o a ladri affascinanti con le sembianze dei divi di Hollywood più gettonati che utilizzano piani arditi e supertecnologici, lui, un povero e modesto imbianchino, lo fece per davvero. E in una maniera talmente semplice da poter essere definita addirittura banale. Forse voleva davvero, come poi dichiarò, riportare nella sua città sulle rive dell’Arno la bella Monna Lisa. Forse si aspettava il pubblico ringraziamento delle autorità italiane per aver riportato in patria un tale capolavoro. Questo non lo sapremo mai. Ciò che è certo è che un giorno (era il 21 agosto del 1911), il Peruggia si trovava a lavorare, assieme ad altri operai occasionali all’interno del Louvre. Rimasto per un attimo solo davanti al celebre ritratto, non poté resistere alla tentazione. Staccò il quadro dalla parete, se lo infilò sotto il camice ed uscì fischiettando passando davanti ai sorveglianti. Un sangue freddo che mantenne anche quando, qualche giorno dopo, un ispettore di polizia andò ad interrogarlo a casa sua, sedendosi proprio accanto alla Gioconda che il Peruggia aveva appena coperto con una tovaglia.

Passarono due anni e il mondo si era già rassegnato alla scomparsa del celebre dipinto. La polizia francese che aveva passato al setaccio tutti gli ambienti malavitosi di Parigi, non sapeva più a che santo rivolgersi. Chi poteva aver rubato un’opera che sarebbe stato impossibile vendere? Qualche giorno prima del Natale del 1913, un antiquario di Firenze, Alfredo Geri, si vide recapitare una lettera firmata da un tale “Leonard” che annunciava che gli avrebbe consegnato la “Gioconda”, a patto che egli si fosse impegnato a farla restare per sempre nel museo degli Uffizi, l’unico degno di ospitarla. L’antiquario pensò dapprima ad uno scherzo. Ma quando si vide capitare in negozio il Peruggia che gli disse di essere l’autore della lettera dovette ricredersi. E si presentò a prelevare l’opera nell’albergo dove il ladro dimorava, con i gendarmi che lo arrestarono immediatamente. Il Peruggia si dichiarò meravigliato da tale accoglienza. Anzi, affermò, si aspettava di venire accolto come un eroe perchè stava riportando a Firenze un capolavoro che apparteneva al popolo italiano.

Il tribunale che lo processò credette, sostanzialmente, alla sua buona fede e la pena fu abbastanza mite: un anno e quindici giorni di prigione che scontò nelle carceri fiorentine, venendo anche rifiutata la richiesta di estradizione da parte delle autorità francesi. Finito il periodo di detenzione, il Peruggia emigrò nuovamente e di lui non si sentì più parlare. Almeno fino al momento della sua morte, nel 1925, avvenuta incredibilmente a Parigi dove aveva avuto il coraggio di ritornare in barba alla polizia francese.

I fiorentini parteggiarono sicuramente per lui. Anche perchè ebbero la possibilità, almeno per pochi giorni, prima che ritornasse al Louvre, di ammirare lo splendido ritratto di Monna Lisa. Che, ne siamo certi, avrà sicuramente sorriso con più convinzione, assaporando per un po’, dopo ben quattro secoli, l’aria della sua città, a pochi passi dalla sua casa.

Commenti (0) | January 27, 2010

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