Arezzo e dintorni: i luoghi di Piero della Francesca


Arezzo è una città che forse non è ancora apprezzata come capitale d’arte come invece meriterebbe. Eppure, questo bel centro della Toscana che mantiene immutato il suo fascino medievale ha dato i natali a personaggi che, fin dall’antichità hanno fatto la storia delle arti e dell’ingegno umano.

Ma perchè proprio adesso, vi proponiamo il territorio di Arezzo e il Rinascimento? Il fatto è che proprio qui, nei prossimi mesi, avrà luogo un evento assolutamente imperdibile per gli amanti dell’arte, quella con la “A” maiuscola. Dal 31 marzo al 22 luglio, nelle sale del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna, per la prima volta, saranno concentrati i massimi capolavori di uno dei più grandi artisti di ogni tempo: Piero della Francesca. Un figlio di questa terra, essendo nato, verso il 1412, nella vicina cittadina di Sansepolcro. Un personaggio che fu, da appassionato matematico oltre che pittore, uno dei massimi teorizzatori di quel nuovo modo di concepire e rappresentare la realtà, la prospettiva, che altri grandi artisti, Brunelleschi e Masaccio, avevano appena inventato nella vivace Firenze.

Piero, come viene ancora oggi affettuosamente chiamato da queste parti, diffuse nei principali centri culturali d’Italia il nuovo modo di dipingere. Fu a Roma, Rimini, Urbino, Perugia, Ferrara, oltre che Firenze ed Arezzo. Ma l’amore per la sua patria d’origine non venne mai meno. Tanto che i suoi capolavori riflettono sempre i colori, le luci, le atmosfere delle terre aretine. Anche per questo, un evento così importante non poteva avere luogo che qui. Un avvenimento che da solo meriterebbe una visita ad Arezzo, fra le pietre consumate delle abitazioni, le strette vie in salita, i mille scorci di una città che conserva ancora sorprendentemente quell’anima antica e viva che altre città stanno purtroppo ormai perdendo, invase da schiere di turisti non sempre sufficientemente rispettosi.

L’antica Aretium, la città degli etruschi e dei romani, la superba rivale di Firenze, la città dell’oro e degli antiquari, si lascia ancora scoprire a poco a poco. E riesce ancora ad emozionare e commuovere il visitatore attento che si lascia perdere nei suoi vicoli discreti e spesso silenziosi.

Così come sarà una scoperta la mostra “Piero della Francesca e le corti italiane”, un evento davvero unico ed irripetibile. Anche perchè nelle sale del Museo Nazionale si potranno ammirare i massimi capolavori del grande maestro e dei discepoli che ne hanno continuato l’opera, provenienti dai più importanti musei del mondo ed eccezionalmente raccolti in un unico luogo.

Per poi uscire, disorientati da tanta bellezza, e recarsi ad ammirare, nel Duomo che svetta proprio in cima al colle di Arezzo, la splendida “Maddalena” affrescata da Piero. E poi tuffarsi immediatamente, giù giù, a capofitto zigzagando fra le case antiche e i palazzi per giungere infine, in basso alla chiesa di S. Francesco. Ma qui bisogna davvero entrare in punta di piedi, in silenzio rispettoso, quasi trattenendo il fiato. Perchè quello che ci aspetta è una rivelazione autentica. Gli affreschi della “Leggenda della Vera Croce” (dipinti nel 1452-59 circa) che ricoprono completamente le superfici della cappella Bacci, infatti, pur guastati dal tempo e recentemente restaurati, rappresentano non solo il massimo capolavoro di Piero della Francesca, ma dell’arte di tutti i tempi. Nel narrare le vicende di un libro che nel Duecento aveva avuto grande fortuna, la “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine, fra battaglie, personaggi nei quali ritrae la corte bizantina che aveva potuto vedere a Firenze pochi anni prima, scenografie geometriche, Piero racconta la sua visione del mondo. Le figure, con i loro colori puri e brillanti dominano lo spazio che è immobile. Tutto appare bloccato, eterno, come Dio che si rivela qui ed ora.

In vetta ed in fondo: pare quasi che la vicenda di Piero segni i limiti della città. Eppure, per inseguire le orme del grande maestro dobbiamo inoltrarci verso la valle del Tevere, dove i sapori della Toscana, qui più verdeggiante che mai, iniziano a mischiarsi con quelli dell’Umbria. E recarci innanzi tutto nel minuscolo borgo di Monterchi, dove è conservata l’affascinante “Madonna del Parto”. Per poi proseguire verso Sansepolcro, il paese natale del maestro, che nel Museo Civico custodisce la sua celebre “Resurrezione” (1468), il maestoso “Polittico della Misericordia” (1445-1462), la “Crocifissione” e il frammentario “San Giuliano”.

E concludere così un viaggio che ci lascia folgorati da tanta bellezza. Ma le lucide geometrie di Piero, la certezza della sua rappresentazione ci lascia anche molte domande irrisolte. Perchè capiamo che la sua è un’evidenza che sa di mistero, una porta socchiusa verso un aldilà che è dinnanzi ai nostri occhi ma che non riusciamo ad afferrare.

Sarà forse solo un caso che proprio a Sansepolcro si trovi l’impressionante Volto Santo, una grande statua di Cristo, probabilmente dell’VIII secolo e di provenienza orientale, ma della quale non si sa assolutamente nulla? Perchè è giunta proprio nello sperduto borgo di Sansepolcro? E perchè, soprattutto, assomiglia così fedelmente all’uomo della Sindone, il lenzuolo che si dice sia quello funebre di Gesù, che comparve in Europa soltanto a metà Trecento ed ora è conservato a Torino? Il viaggio continua. In questa Toscana, luogo di Dio e del mistero.


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Commenti (0) | January 27, 2010

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