Toscana: Crocevia Mundi


PellegrinoForse non dovremmo chiamare mondo quello che in realtà ne rappresenta solo una parte, ma a quei tempi, nel medioevo intendo, i continenti transoceanici non erano ancora stati scoperti e i confini di quello che si credeva fosse il mondo erano stati disegnati attorno all’Europa, all’Africa e all’Asia.
E come si suol dire, tutte le strade portano a Roma…passando per la Toscana!

Beh, forse non tutte, ma la nostra regione, soprattuto a quei tempi, era tappa di numerose mete.
Come è possibile che una strada riuscisse a mettere in comunicazione gli apici di un continente in periodo medioevale senza nessun mezzo di comunicazione che potesse percorrerla? Chiedete a tutti quei pellegrini che, passo dopo passo, attraversavano faticosamente l’Europa per giungere a Roma o a Santiago de Compostela, per arrivare, talvolta, persino in Terra Santa!
Sto parlando di una delle strade più antiche del continente europeo: inizialmente nata come percorso destinato al volume di traffici commerciali che, dall’allora territorio francese, doveva raggiungere Roma nella maggior sicurezza possibile, col tempo divenne “la via dei pellegrini”.

La Via Romea, dato che Roma ne era la meta, era un percorso, ma non l’unico, che permetteva ai fedeli cristiani di raggiungere Roma e le altre due, cosiddette peregrinationes maiores, percorrendo un tracciato che, partendo da Canterbury, in Inghilterra, si sviluppava principalmente lungo le regioni francesi e quelle adiacenti al bacino del fiume Reno (dato che, durante l’alto medioevo, i cristiani si concentravano soprattutto in queste zone dell’Europa nord-occidentale). Ecco perchè fu chiamata “Via dei Franci o Francigena”: http://www.viafrancigena.com

Da tutta Europa giungevano, quindi, in visita alla tomba dell’apostolo Paolo facendo dell’Italia, e della Toscana, un luogo di passaggio e di scambio di uomini e culture, un crogiolo di elementi che hanno senza dubbio contribuito a creare la nostra identità e la nostra coscienza regionale, oltre che nazionale.
Credo proprio non sia legato al caso, quindi, il fatto che la Toscana sia, da sempre, una terra rinomata non soltanto per le bellezze paesaggistiche e le opere d’arte uniche al mondo, qui gelosamente custodite, ma anche per l’ospitalità della sua gente, per il carattere cordiale con cui da secoli accogliamo chi vuole scoprire le nostre meraviglie. Quale migliore eredità poteva esserci tramandata da anni di storia, di memorie, di vissuti personali?

Ogni angolo ci parla dei tempi che furono, ogni pietra custodisce un segreto da raccontare sottovoce, ogni vicolo è un capitolo a sé stante del grande libro della nostra storia e meriterebbe di esser narrato separatamente ma, come i “Romei pellegrini” ci insegnano, ogni “impresa”, grande o piccola che sia, necessita di essere affrontata a tappe. E quella di questo mese è un piccolo paesino della provincia lucchese, dal tipico aspetto medievale: Altopascio. Mi capita spesso di andarci, ed ogni volta che mi trovo a passeggiare nei vicoli e nelle stradine del centro storico, sembra che profumi e colori dei tempi che furono riaffiorino per farmi rivivere uno scorcio di “passato”… sono sicura che se non fosse esistito Altopascio, con le sue storie, la nostra Toscana non sarebbe la stessa…ed oggi non potrei raccontarvi chi furono“I Cavalieri del Tau”.
Si narra che, poco dopo l’anno mille, dodici cavalieri lucchesi fondarono una struttura ospedaliera proprio nel piccolo borgo di Altopascio che sorgeva lungo la via francigena, là dove, ovvero, si alternavano ondate di pellegrini e viandanti in viaggio per Roma o di ritorno da essa. Chi percorreva a piedi centinaia e centinaia di chilometri per raggiungere la città papale aveva necessariamente bisogno di assistenza e cure mediche, oltre che protezione da eventuali incursioni di barbari e malintenzionati. Sorse, così, uno tra i centri ospedalieri assistenziali più importanti dell’Europa medievale, gestito da un ordine cavalleresco religioso che scelse come proprio simbolo distintivo il TAU, la lettera T greca, nello specifico bianca in campo nero, che, nei suoi percorsi tra storia e religione, venne ben presto associata alla figura della croce e, conseguentemente ad intrinsechi significati cristiani di purezza e carità.

La presenza della religione cristiana era così forte nella società alto-medievale che i ricchi, in particolar modo, ma anche i possidenti più modesti, solevano comprarsi il “paradiso” con cospicue donazioni terriere a beneficio dell’ospedale. Ecco come l’ordine dei cavalieri del Tau riuscì, in poco tempo, ad espandere i suoi possedimenti persino al di là di quelli che sono gli attuali confini nazionali; scopriamo, così, che a Parigi, solo per citare un esempio, forse il più eclatante, esiste una chiesa chiamata “Eglise de St. Jacques du Haut-Pas”. Sebbene l’ordine religioso venne col tempo sopraffatto dagli scontri politici tra le città Toscane, ancora oggi vengono celebrate ad Altopascio caratteristiche rievocazioni medievali in costume per tener viva la memoria dei tempi che furono…
http://it.wikipedia.org/wiki/Altopascio

E se qualcuno dovesse perdersi tra i “meandri del piccolo borgo”, niente paura, i rintocchi della Smarrita (la campana installata dai cavalieri sul campanile della città) vi guideranno verso i luoghi dove tutto ebbe inizio: chissà se i misteri e le leggende che circondano i tanto noti Cavalieri Templari nascondono i propri segreti tra le mura della vecchia magione…


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Commenti (0) | May 20, 2010

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