La bella Matelda, Poppi e la Torre dei Diavoli


Chi percorre le strade del Casentino si ritrova costantemente davanti agli occhi la sagoma inconfondibile dello splendido borgo di Poppi, con la mole del castello che fu dei conti Guidi che domina l’abitato. Una visione che diventa davvero suggestiva nei mesi invernali quando il paese pare davvero una nave che galleggia su un mare di nebbia; con l’alta torre del maniero che sembra quasi l’albero di un’imbarcazione.

Un edificio che è il simbolo stesso di una famiglia, quella dei Guidi che da queste parti (e non solo!) dominò incontrastato per secoli e secoli. Un casato che derivava probabilmente da quell’oscuro Guido detto “Bevisangue” che, verso l’anno Mille, terrorizzava con le sue soldataglie quest’angolo di Toscana. Un personaggio che doveva il suo soprannome all’abitudine di leccare la lama della spada dopo aver ucciso un nemico.

Ad un certo punto della loro storia, però, un ramo dei Guidi decisero di stabilirsi sul colle dove sorgeva il borgo di Poppi. E, molto prima che venisse edificato l’elegante castello, si insediarono in una casa-torre nel bel mezzo dell’abitato. Un edificio che ancora esiste, seppur modificato negli anni, e che è noto come Torre dei Diavoli.

Perché tale nome? Nessuno lo sa. Ma è certo cha la sua triste fama è legata alla vicenda di Telda, o Matelda. Costei era la giovane moglie di un Guidi, molto più anziano di lei, com’era consuetudine all’epoca; e che aveva dovuto sposare contro la propria volontà. Anche questo, purtroppo, rientrava nelle usanze matrimoniale del tempo, soprattutto quando lo sposo era un nobile, come in questo caso.

Tuttavia, Matelda possedeva una passione carnale molto accentuata, un desiderio che non poteva essere sicuramente soddisfatto da un marito molto avanti negli anni e che, per di più, si assentava spesso per combattere le sue tante guerre. Che potava mai fare, allora, la povera Matilde, se non rivolgere la sua attenzione ai tanti giovani che transitavano a Poppi? Giovani che, essendo lei in età giovanile e molto bella, non si lasciavano davvero pregare per consolarla in maniera adeguata.

Bisognava tuttavia agire con estrema discrezione, per paura che il marito se ne accorgesse. Ed, infatti, la faccenda andò avanti per diverso tempo, senza intoppi. Pare che Matelda avesse un debole particolare per i menestrelli, i quali, all’epoca non mancavano mai, specialmente nelle corti e nei centri più importanti.

Lei era un’amante della discrezione, abbiamo detto. Anche perché non poteva davvero permettere che il suo potente consorte venisse a conoscenza dei suoi innumerevoli tradimenti. Per tutelare il suo segreto e per far sì che a nessuno dei suoi giovani amanti venisse un giorno in mente di ricattarla o, peggio, di denunciarla a suo marito, decise di eliminare ogni problema alla radice. Capitava così che i baldi giovani, ben lieti di aver soddisfatto le voglie della loro illustre padrona, uscendo dal palazzo per mezzo di un passaggio segreto, si vedessero improvvisamente spalancare il pavimento sotto i loro piedi e, senza quasi accorgersene, precipitassero all’interno di un profondo pozzo pieno di lame affilatissime.

Un gioco che durò parecchio, senza particolari problemi fin quando si trattò di giovani menestrelli di passaggio. Ma che cominciò ad insospettire gli abitanti di Poppi, quando cominciarono a sparire i più bei giovanotti del borgo. Un dubbio che si trasformò in certezza ad un certo punto, probabilmente perché una sera la trappola non funzionò a dovere e la vittima predestinata poté raccontare tutto ai suoi concittadini. Allora il popolo tutto, approfittando di una delle tante assenze del conte Guidi e del suo esercito, assalì la torre e rinchiuse la bella e perfida Matelda all’interno di una stanza dove venne fatta morire di fame.

Da allora l’edificio è noto come “Torre dei Diavoli”. Si racconta che ancora oggi lo spirito irrequieto della bella Matelda vaghi per le stanze alla ricerca disperata di giovani per soddisfare le sue voglie. Una presenza inquietante, una fra le tante tuttavia cha abitano in quello splendido borgo medievale che è Poppi. Come i cavalieri che di notte, nel piazzale antistante il castello, combattono ancora il loro eterno torneo con le loro armi. Come la statua del Conte Battifolle che di notte si anima ed abbandona il suo basamento in pietra per vagare per le sale del maniero. Oppure, ancora, come le mille e mille anime dei soldati morti nella piana di Campaldino, qui vicino, in quella battaglia che, secondo quanto narrano i cronisti dell’epoca, fu una delle più sanguinose dell’epoca.

A Poppi, insomma, fra i portici che con le loro coperture di legno fiancheggiano le antiche strade del centro, le piazzette suggestive, i vicoli strettissimi che si addentrano nelle case, le chiesette romaniche, le possenti mura di cinta con le loro porte, vive ancora un mondo medievale che non vuole proprio andarsene. Che si aggrappa alle pietre di questo affascinante borgo arroccato sull’alto della collina. Un mondo che pare, nonostante il trascorrere dei secoli, continui qui a trovarsi perfettamente a suo agio.


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Commenti (0) | January 21, 2010

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