Il Ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano


Il Ponte della Maddalena a Borgo a MozzanoLo strano ed affusolato ponte in pietra che, nei pressi di Borgo a Mozzano, scavalca il corso del Serchio è noto con tanti appellativi. C’è chi lo chiama Ponte della Maddalena, dal nome di un vicino oratorio; oppure Ponte di Matilde di Canossa, dal nome della contessa che l’avrebbe fatto costruire. Ma tutti, qui, lo conoscono come il Ponte del Diavolo.

Siamo in Garfagnana, a monte di Lucca, una terra ricca di leggende e innumerevoli racconti fantastici che narrano di fate e folletti. Non è davvero un caso che qui Satana si possa sentire più in a casa che altrove.

Secondo la tradizione, il capomastro che doveva costruire il ponte era disperato. Il ponte doveva essere pronto per il giorno seguente, ma un’alluvione aveva distrutto il cantiere e lo sciagurato non sapeva che fare. All’indomani sarebbero giunte le autorità per l’inaugurazione e avrebbero trovato l’opera incompiuta. Erano altri tempi e ne andava di mezzo la testa del costruttore. Che fare? Mentre il pover’uomo si arrovellava invocando tutti i santi del martirologio, ma senza risultato, ecco presentarglisi di fronte un visitatore con la pelle nera e gli zoccoli caprini che si rivelò essere il Maligno. E che gli propose un patto che non si poteva rifiutare: il ponte costruito in una notte, in cambio dell’anima del primo che vi sarebbe transitato. Il costruttore, nella disperazione, accettò subito, pensando alla sua testa.

Il mattino seguente, il ponte risultava prodigiosamente ultimato in ogni suo dettaglio. Senonché, quando la solenne processione inaugurale stava per attraversare il ponte, il capomastro venne preso da terribili rimorsi e si gettò ai piedi del vescovo di Lucca, San Frediano (secondo altri di un eremita) e confessò tutto. Il sant’uomo, fece allora un cenno ed un maiale che era nei pressi, si mise a correre e attraverso per intero il ponte. Il diavolo, venuto per riscuotere quanto gli era dovuto, si vide gabbato e lanciò un urlo bestiale. Cercò di distruggere il lavoro di quella notte, ma la costruzione ormai benedetta resistette agli assalti di Satana che precipitò bestialmente in una voragine apertasi nel suolo.

Si narra che la mano demoniaca si aggrappasse all’arco principale che, proprio per questo risulta molto allungato rispetto agli altri. Una leggenda soltanto, come ce ne sono tante altre. Anche se, considerando i tanti “ponti del Diavolo” disseminati in ogni dove in Italia, soprattutto del Nord, c’è da credere che Satana sia stato davvero un infaticabile lavoratore.

Ma quello di Borgo a Mozzano è un ponte speciale. Talmente ben costruito che dall’epoca della sua costruzione, e sono passati ormai quasi mille anni, non ha mai avuto bisogno di restauri. Fatto ancor più degno di nota, considerando che il Serchio è un fiume soggetto a piene improvvise e rovinose. Il segreto? I piloni ben ancorati, la struttura leggera e slanciata. Ma soprattutto quell’arco centrale e a tutto sesto e lunghissimo, dal disegno a schiena d’asino; costruito in maniera tale che la conformazione del ponte non faccia resistenza all’acqua e, contemporaneamente, non crei spinte eccessive sui lati. E accanto a quello centrale, tre archi bassi da un lato ed uno dall’alto.

Un ponte che, nonostante, la sua veneranda età gode ancora di ottima salute, con quel suo profilo bizzarro che, chi si accinge ad percorrere la verde Garfagnana, individua da lontano. Una presenza rassicurante e stabile. A discapito del demonio che aspetta invano di riprendersi quello che ha costruito in una notte. Perchè, come narra un’altra leggenda, il ponte della Maddalena durerà fino a quando ci sarà qualcuno che attraversandolo, si fermerà, seppure per un attimo, nel punto più alto a guardare le acque che scorrono di sotto.

Commenti (0) | January 28, 2010

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