Il santuario mariano di Montenero


Uno dei fatti radicati nella tradizione livornese è la devozione alla Madonna: alla Madonna, ad esempio, offrono un mazzo di fiori le spose nel giorno del matrimonio; alla Madonna si rivolgevano i livornesi per ottenere protezione dalle pestilenze; alla Madonna fecero voto i livornesi quando,nel 1742, un maremoto allagò la città senza creare danni (da allora il carnevale in città inizia solo il 27 gennaio). Il luogo simbolo di questa forte devozione è il Santuario mariano di Montenero.

La storia del santuario inizia nel 1345, quando, secondo la tradizione, un pastore storpio trovò sulle sponde del rio Ardenza un’immagine sacra della Madonna, guarendo miracolosamente dalla sua infermità. Accolta in città con ogni onore, l’immagine sacra fa ancora bella mostra di sé sull’altare maggiore della chiesa del santuario, ma la sua acquisizione non deve essere stata così miracolosa come narra la leggenda, dato che se ne conosce l’autore, pittore pisano Iacopo di Michele, detto il Gera. Nel luogo del presunto ritrovamento fu però realmente costruita una cappella, la Chiesa dell’Apparizione (distrutta durante la seconda guerra mondiale, ricostruita negli anni 50, è oggi un po’ affossata dallo svincolo della superstrada); ed in seguito fu costruito più in alto sulle colline, a Montenero, un intero santuario, gestito oggi dai monaci vallombrosani.

Montenero è un quartiere collinare a sud di Livorno, ricco di boschi e di ville, noto nei secoli scorsi come luogo di villeggiatura (anche il commediografo veneziano Carlo Goldoni, nel 1761, mette in scena una trilogia di commedie dedicate a due famiglie livornesi che trascorrono le vacanze a Montenero). La strada che dal mare porta a Montenero si chiama la Panoramica, per la splendida vista che si gode in molti punti; una volta arrivati in piazza delle Carrozze, il centro di Montenero, il modo migliore per raggiungere il santuario è quello di servirsi della funicolare, un tram elettrico che in pochi minuti porta fino alla piazza antistante la chiesa.

Il santuario sorge su una terrazza panoramica naturale, da cui si gode la vista della città, dominata dal rosso dei tipici tetti in coppo toscano, circondata dal verde intenso della vegetazione mediterranea, e dalle sagome del porto con il mare che si perde nell’orizzonte (e nei giorni di cielo più limpido si possono vedere da qui tutte le isole del Tirreno centrale).
Il santuario è un edificio settecentesco, con un porticato in marmo ed interni in stile barocco. All’interno del santuario, intorno alla chiesa, si snodano le gallerie degli ex-voto: stanze e stanze che raccolgono i doni che i fedeli hanno voluto presentare alla Madonna per ringraziarla di benefici ricevuti. I più antichi risalgono al Settecento; sono generalmente quadri che raccontano di malattie e incidenti, di bambini caduti dalle finestre o dentro pozzi, di contadini finiti fra le ruote del carro, tutti usciti miracolosamente illesi, o comunque vivi, dalle loro disavventure. Le didascalie che accompagnano gli ex-voto sono tenere testimonianze di cultura popolare, spesso tracciate da mani inesperte di semialfabeti.
Fra gli ex-voto si trovano testimonianze di alto valore artistico, come i quadri dipinti da Fattori e da Natali; vi si trovano anche testimonianze impressionanti per le vicende dei protagonisti, come il bel vestito di foggia orientale della fanciulla rapita dai pirati nel 1800 e ritrovata dal fratello mentre stava per essere condotto nell’harem del sultano di Costantinopoli e la medaglietta sformata da un proiettile che nel 1935 ha salvato la vita a un maresciallo che la portava sul cuore.
Ci sono anche testimonianze più moderne, caschi di motociclisti usciti indenni da incidenti stradali, rottami di auto offerti dai conducenti illesi, abiti da sposa, foto di bambini che a detta dei medici non sarebbero potuti nascere.

Dietro la chiesa si snoda invece la Galleria dei Comuni: è un corridoio che raccoglie gli stemmi di tutti i comuni della Toscana, donate ufficialmente dalle amministrazioni comunali dal momento in cui la Madonna di Montenero è stata proclamata patrona della regione.

Altro luogo misterioso e suggestivo del santuario sono le grotte, che si aprono a lato dell’edificio. All’epoca del leggendario ritrovamento dell’immagine della Madonna erano soprattutto un rifugio per briganti; nel tempo hanno vissuto periodi di oblio ed altri di nuova fama (durante la guerra, ad esempio, sono state sfruttate come rifugio antiaereo) e negli anni 70 sono state messe in sicurezza e rese visitabili con lavori di studio che hanno portato alla luce anche una fonte di acqua potabile dalle buone caratteristiche oligominerali.


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Commenti (0) | January 28, 2010

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