I brigidini di Lamporecchio


Il merito sarebbe stato tutto di suor Brigida, che si confuse nel preparare l’impasto per le ostie. Le consorelle, per non sprecare tutto, pensarono di aggiungere semi d’anice e cuocere ugualmente le cialde, creando così i famosi brigidini, i biscottini che hanno reso famoso il centro pistoiese di Lamporecchio.

I brigidini sono piccole cialde rotonde al gusto di anice, che si trovano ovunque in Toscana, nelle sagre e nelle feste popolari. Il caratteristico sbuffo ritmato che si sente sempre vicino ai banchi dei dolci è proprio il rumore della macchina che cuoce i brigidini: è una specie di grande cavatappi, con un erogatore che porta l’impasto su una piccola piastra rotonda riscaldata; una seconda piastra cala sulla prima, schiaccia e cuoce l’impasto disegnandoci sopra il caratteristico fiore a cinque petali, poi le piastre si aprono e un braccio meccanico spinge via il brigidino, dorato e profumato. È molto pericoloso passare vicino alla macchina: il profumo che produce è così invitante che si rischia di non riuscire a non comprare almeno un sacchetto di biscotti!

Il nome dei brigidini è sempre legato a quello di Lamporecchio (forse perché proprio qua sorgeva il goloso convento di suor Brigida, certamente perché a Lamporecchio è molto sviluppata la produzione di dolci, e di questo tipo di dolci in particolare).

Si trova, Lamporecchio, in provincia di Pistoia, alle pendici del Montalbano, a pochi chilometri da Montecatini. È un centro agricolo di piccole dimensioni, di origine feudale, noto già al tempo di Federico Barbarossa. Illustre oggi per la sua produzione di dolci, vanta fra le attività del territorio anche la produzione di olio d’oliva e un posto nel settore della produzione dei fiori secchi ornamentali.

Alcuni edifici di Lamporecchio mostrano chiaramente le origini antiche del nucleo abitato. La chiesa di Santa Maria Assunta, che sorge poco lontano dal centro, è stata costruita su un edificio risalente a prima dell’anno mille; la trecentesca scultura in legno conservata all’interno, la Madonna del pruno ha fama di possedere proprietà miracolose. Anche l’Abbazia di san Baronto ha origini molto antiche; l’edificio è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale (ma ricostruito con materiali di recupero, mantenendo intatto lo stile romanico della costruzione originaria), ma la cripta su cui poggia è sorretta da colonne e capitelli preromanici, risalenti probabilmente al IX secolo.

Degne di essere visitate sono anche le due ville che sorgono in prossimità di Lamporecchio: la Villa Rospigliosi a Spicchio, realizzata nel 1600 da papa Clemente IX, e la Villa dell’Americana, cinquecentesca ma rielaborata con stile neorinascimentale all’inizio del secolo scorso.


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Commenti (0) | January 26, 2010

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