Pitigliano, la dolcezza di una tradizione ebraica


Salve a tutti,
e bentornati al nostro consueto appuntamento con la Toscana Newsletter, che questo mese ci accompagnerà verso la fine dell’anno 2009… Il Natale è alle porte con le sue feste, la sua allegria, i regali da fare ad amici e parenti, la frenesia dell’organizzazione di pranzi e cene che spesso riuniscono intorno alla tavola persone che non si vedono da tempo. Un’occasione, insomma, per essere felici e buttarsi alle spalle i soliti pensieri e problemi…

Ma Dicembre è anche il mese in cui si tirano le somme di quello che è successo durante l’anno, si fanno i conti dei mesi appena trascorsi per poter tracciare una linea e da lì ricominciare l’anno nuovo, un punto da segnare per poi andare a capo, anche se spesso niente cambia rispetto all’anno appena trascorso e la nostra vita continua a seguire il suo itinerario routinario a cui siamo ormai abituati. Ma questa volta vorrei spendere due parole per tutti colori che non possono gioire di questo 2009, coloro a cui la fortuna non ha sorriso quest’anno; sono in molti ad aver sofferto il succedersi di questi dodici mesi, ma un pensiero in particolare va alle vittime del terremoto in Abruzzo e alle loro famiglie, coloro per cui il giorno 6 Aprile 2009 la vita ha subito una brusca svolta, quando la terra ha tremato forte facendo crollare certezze, futuro, storia e tradizioni.
Vorrei ricordare anche le vittime e le famiglie dell’incidente ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009, della frana di Messina dell’Ottobre appena trascorso e di tutti coloro che vedranno questo Natale con occhi diversi.
A tutti, ma in particolare a loro, va il nostro più sincero augurio di un anno migliore.

Questo mese ho deciso di augurarvi le buone feste consigliandovi una ricetta che può rendere sicuramente più goloso il vostro Natale.
Si dice che i dolci siano un rimedio naturale alla depressione e alla tristezza…seppur rappresentino un fugace attimo di alienazione dalla realtà quotidiana, farne a meno sarebbe un peccato e una violazione del nostro diritto alla felicità!

Spesso si è parlato delle tradizioni natalizie della Toscana, ma questo mese vorrei consigliarvi dei dolcetti la cui storia e fama spesso è oscurata dalla più brillante e conosciuta notorietà del panforte, dei cavallucci e dei ricciarelli. Questa volta, infatti, a far da patria a queste prelibatezze natalizie (che son buone tutto l’anno) non è Siena, ma Pitigliano.

Pitigliano, comune della Maremma grossetana, caratteristico perché costruito interamente su un masso di tufo, a Natale porta in tavola, come conclusione del ricco pranzo tradizionale, i cosiddetti ‘sfratti di Pitigliano‘. Questi (riconosciuti come ‘prodotto tipico‘) sono dei deliziosi dolcetti preparati con miele, scorze d’arancio, noce moscata, anice e noci (secondo la ricetta originale)…Ma il perché di  un nomignolo così poco gentile e appropriato all’atmosfera di Natale trova spiegazione nella storia di questo caratteristico borgo. Pitigliano, infatti, viene chiamato anche la piccola Gerusalemme per la presenza, che risale  al sedicesimo secolo, di un’importante comunità ebraica che da sempre è riuscita ad integrarsi in modo esemplare con la popolazione locale  e il circostante contesto, anche se il diciannovesimo secolo ha segnato il suo irreparabile declino.

Tutt’oggi, la sinagoga e il vecchio ghetto rappresentano dei muti testimoni dello scorrere dei secoli; ed è proprio quel ghetto in cui furono confinati gli ebrei dopo il passaggio della città sotto il dominio del Gran Duca Cosimo II dei Medici che ha ispirato la nascita di questi dolci. La loro forma, infatti, ricorda quella del bastone con cui i messi del Gran Duca, bussando alle porte, notificavano alle famiglie ebraiche lo sfratto dalle loro abitazioni; nonostante la perfetta sintonia che riuscirono a raggiungere con la comunità di Pitigliano, furono tutti confinati, infatti, in un’unica zona vicino alla sinagoga: il ghetto.

Ad eterna memoria (o almeno fino a quando la tradizione rimarrà in vita) di questi eventi furono inventati gli sfratti che, come nella fatidica legge del contrappasso di Dante nella Divina Commedia, sono tanto dolci e deliziosi quanto amaro fu il destino delle famiglie ebraiche che da quell’editto fu segnato indelebilmente.

E se, come tradizione vuole, questi dolcetti servono anche a scongiurare il succedersi di eventi spiacevoli, quale regalo potrebbe essere di migliore auspicio per un anno prospero e felice?
Ma attenzione a non esagerare: potreste finire nel girone dei golosi con Cerbero (il cane-guardiano a tre teste) travestito da Babbo Natale..! Ma questa, per fortuna, è un’altra storia!

Buon Natale a tutti!


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Commenti (0) | December 24, 2009

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