Michelangelo, l’Immortale


Abbiamo già esplorato qualche tappa del nostro viaggio nella Toscana di Michelangelo, figlio del suo tempo e della sua terra, e di Firenze in particolar modo. Quella Fiorenza che tanto gli ha dato e insegnato, gli ha mostrato la strada verso quell’immortalità che solo a pochi è concessa, in nome dell’arte.

Ma non si può pensare che questo rapporto quasi materno che Michelangelo aveva nei confronti della sua città fosse a senso unico. Anche Michelangelo ha donato qualcosa a quella che fu la sua prima guida e maestra, qualcosa di unico che nessun altro sarebbe stato in grado di lasciare.: la sua traccia, la sua impronta, la sua firma, le sue opere. Non possiamo certo dire che il volto di Firenze sia stato modellato dal nostro artista, ma possiamo sicuramente affermare che ciò che lui vi ha lasciato l’ha reso molto più bello! Firenze non sarebbe la stessa senza colui che fu Michelangelo  Buonarroti, e sicuramente Michelangelo Buonarroti non sarebbe stato lo stesso se fosse vissuto altrove.

Ma, come dicevamo, egli fu figlio del suo tempo, oltre che della famiglia Buonarroti! Sua madre morì quando egli aveva solo 6 anni e quest’evento segnò indelebilmente la vita e la personalità di Michelangelo. La figura materna, l’affetto, l’amore e il conforto  che gli vennero meno trasformarono le Madonne che dipingeva e scolpiva, soprattutto in età giovanile, in rappresentazioni femminili prive di quell’espressione che avrebbe dovuto conferire loro il ruolo di madre, di quella tenerezza con cui solo una mamma osserva il proprio bambino. Ma, come vi ho già accennato nelle scorse puntate di questo viaggio  alla scoperta di Michelangelo, non è possibile scindere quello che egli fu e quello che fece dal periodo storico in cui visse. La morte di Lorenzo il Magnifico e la successiva instaurazione della costituzione repubblicana cambiarono il volto di Firenze e dei  suoi cittadini, ponendo fine alla più grande epoca di mecenatismo di cui si possa aver mai sentito parlare. Ma Michelangelo, ormai, da quell’epoca aveva appreso e si era congedato  per incamminarsi verso la sua strada, quella che l’avrebbe condotto all’immortalità grazie alle sue opere. Anche l’instaurazione della Repubblica rappresentò per lui una fonte d’ispirazione: dagli ideali di libertà, di difesa dei propri diritti e del proprio governo nacque il cittadino guerriero, come  Machiavelli definì il David (…) “Sì come egli (il David) aveva difeso il suo popolo e governatolo con giustizia, così chi governava quella città (Firenze) dovesse animosamente difenderla e giustamente governarla”. (Vasari, Vitae).

Michelangelo fu testimone dei suoi tempi, degli avvenimenti che accaddero, delle rivoluzioni politiche, ideologiche e culturali: attraverso le sue opere leggiamo interi capitoli di storia e ci sentiamo partecipi di quei grandi disegni, umani o divini che siano, che hanno contribuito a modellare il nostro presente. Michelangelo era in effetti un uomo molto religioso, sia nel senso convenzionale del termine, sia da un punto di vista prettamente personale. Se da un lato osservava con stretto rigore le pratiche religiose del tempo, dall’altro fu molto influenzato dalle prediche del suo grande contemporaneo Girolamo Savonarola, che si scagliava a gran voce contro l’immoralità della Chiesa e dei suoi rappresentanti, contro la decadenza spirituale e la superficialità di certi rituali, dettati più dall’attenzione verso la forma esteriore che dalla fede.  Michelangelo si riconosceva in quella riforma che il Savonarola predicava come necessaria, mise in discussione i principi etici con cui, fino ad allora, aveva concepito le sue opere. Forse, il celebre Bacco che realizzò poco più tardi per il cardinale Riario di Roma, oggi custodito al Museo del Bargello, non è del tutto privo di tali allusioni… Decise di rappresentare il soggetto mitologico in stato di ebrezza, con ai piedi un bambino che mangia dell’uva. La provocazione con cui Michelangelo scelse di rappresentare una figura classico-mitologica in atteggiamento lascivo e peccatore, andando contro la tradizionale rappresentazione edonista del fanciullo, ricorda l’immorale decadenza della chiesa e della società predicata dal frate.

A dir la verità, sembrerebbe quasi di sentir parlare dei nostri tempi, a conferma che l’essere umano è corrotto a prescindere dai luoghi, dalle circostanze, dal tempo. Ma, d’altro canto, potrebbe esser la conferma della capacità di un artista che, con le sue opere, è riuscito a superare ogni limite, a carpire quelle costanti che si ripetono nell’arco dei secoli, rendendo i suoi capolavori attuali nel passato, nel presente, nel futuro. Questo è il genio di Michelangelo, l’Immortale.

Arrivederci al prossimo mese!


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Commenti (0) | April 14, 2010

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